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lunedì 11 aprile 2011

La Casta Padana: a processo!

Mesi di indagini hanno scoperchiato il sistema di potere marcio che il Popolo della Libertà e la Lega Nord hanno costruito in Valtellina e Valchiavenna. Usando l'espressione che va di moda: è una casta padana! Fanno affari illegali, pilotano gli appalti, minacciano chi non ci sta e usano i soldi pubblici per i loro porci comodi. Adesso, però, per Spagnolatti, Passamonti, Marra e gli altri furbetti delle valli, si avvicina il momento del processo
Pubblichiamo qua l'esauriente inchiesta realizzata da Antonia Marsetti e pubblicata dal quotidiano "La Provincia di Sondrio" ha pubblicato il 5 e il 6 aprile.

IN TREDICI VERSO IL PROCESSO: LE ACCUSE DELLA PROCURA.
  
Non è stata contestata l’associazione a delinquere, ma sono contemplati nuovi reati - come la falsificazione di delibere - e nuovi episodi illeciti tali da aggravare - e non di poco - la posizione di alcuni degli indagati.
Ventotto pagine di "avviso", tredici persone citate e una decina di reati contestati: dalla truffa aggravata e non solo ai danni della regione Lombardia, al peculato, dalla corruzione alla concussione, dal falso alla turbativa d’asta.
Ci siamo. La maxi inchiesta sulla Comunità montana di Morbegno e i due filoni di Eventi Valtellinesi e i terreni di Cercino è arrivata al capolinea con la notifica ieri del "415 bis" ovvero la conclusione delle indagini preliminari.
La data è quella del primo aprile, ma non è certo uno scherzo quello messo a segno dalla Procura della repubblica
di Sondrio che dopo tre anni di indagini ormai è pronta a chiedere il rinvio a giudizio per questa vicenda che ha sconquassato la politica locale e decapitato - con i sette arresti messi a segno il 15 giugno dello scorso anno - i vertici
di più di un’istituzione.
I nomi degli indagati – E a quelle sette persone finite in cella, ora se ne sono aggiunte altre sei. Ma ecco i nomi: Silvano Passamonti, (del ’61 residente a Bema) ex numero uno della Cm di Morbegno; Luca Spagnolatti (del ’70 di Berbenno) suo braccio armato in Eventi valtellinesi, la società che si occupava per conto dell’ente montano della gestione del Polo Fieristico (Spagnolatti ne era il direttore, Passamonti l’amministratore delegato); Giacomino Rebuzzi (del ’58 di Ardenno), ex assessore in Cm; Gioconda Fransci (classe 1954, residente a Delebio); dipendente della Cm; Franco Gusmeroli ( classe 1953 di Morbegno), l’ex segretario comunale di Cercino; Salvatore Marra (1945 di  Morbegno), ex direttore generale della Cm; Renzo Barona (del ’51) ex sindaco di Cercino; Roberto Galperti (del ’54 di Bellano), l’imprenditore che a Cercino ha realizzato un capannone e che ha dichiarato di aver ricevuto un’offerta "chiavi in mano" da Passamonti per ottenere tutte le autorizzazioni necessarie all’insediamento; Attilio Balitro (del ’50 residente a Cercino) all’epoca consigliere comunale di maggioranza a Cercino e Roberto Rabbiosi (del ’61, residente ad Ardenno), entrambi titolari dello studio tecnico che si è occupato di pratiche edilizie per Cercino e del capannone di Galperti; Simona Vitali (del ’70 di Berbenno) titolare di quella Vimos solution srl che ha operato le mediazioni  immobiliari per l’acquisto dei terreni a Cercino per conto della Galperti, Gianni Lanza (del ’74 di Morbegno), legale rappresentante della società Luxerit che – secondo la Procura- in realtà faceva capo a Passamonti ed infine Basilio Lipari ( del ’67) ex sindaco di Cino.
Il filone di Cercino – La vicenda è nota: proprietari di terreni avrebbero subito pressioni per vendere i loro appezzamenti alla Galperti. Una vendita avvenuta a prezzi inferiori al dovuto e solo dopo le "pressioni" di alcuni degli indagati che - forti del ruolo istituzionale che avevano all’epoca - per essere ancora più convincenti avrebbero ventilato la minaccia di esproprio. Il reato ipotizzato è il 317: ovvero la concussione. Silvano Passamonti, l’ex sindaco Barona e la Vitali viene avrebbero agito - in concorso - in diverse compravendite. In particolare vengono citati: Roberto Ambrosini, Giovanni Della Zoppa e Laura Crepazzi, Vincenzo Bigiolli, la famiglia Parravicini-Piccapietra, Silvano Sandrini e la famiglia Grega. Nella vendita ai Ferré la Procura chiama in causa anche Salvatore Marra e Franco Gusmeroli che per il suo interessamento avrebbe poi ricevuto - dalle mani di Passamonti - un prezioso orologio; mentre nella vendita Antonia Della Baila gli indagati sono solo Passamonti e la Vitali. A Passamonti e Lipari sono invece indagati per la vendita del terreno di Romeo Bigiolli e al solo Passamonti, la trattativa con Osvaldo Parravicini, consigliere in Cm. Il pip di Cercino Ma la vera novità dell’inchiesta rispetto a quanto emerso sino ad ora, sta nel fatto che la Procura - colmando quella che pareva una lacuna - non si è limitata a contestare le vendite dei singoli appezzamenti sui quali è poi sorto il capannone della Galperti (un’area da 50mila metri quadrati oggi occupata solo in parte) ma ha messo in dubbio l’intera operazione che ha portato ad approvare il Pip, ovvero il piano degli insediamenti produttivi che ha consentito di trasformare urbanisticamente quei campi agricoli in insediamento produttivo.
Ombre sul Pip - Del resto la Procura mai avrebbe potuto contestare la liceità di alcuni atti senza mettere in dubbio la legittimità delle delibere adottate. Di qui il 319 (corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio) ipotizzato per Passamonti, Vitali, Barona, Balitro, Rabbiosi, Gusmeroli e Lipari. In pratica, secondo la Procura, gli indagati avrebbero - ognuno per la loro parte e per il loro ruolo - fatto in modo di "pilotare" l’adozione del Pip per consentire alla Galperti di realizzare l’insediamento produttivo a Piussogno. La Procura è precisa e dettagliata. Cita date, delibere, atti e provvedimenti che nel giro di pochi anni hanno cambiato la destinazione d’uso di quell’area, l’unica - peraltro - sulla quale Galperti avrebbe potuto costruire anche perché nel resto della Bassa Valle l’adozione dei Piano di governo del territorio era in fase avanzata e quindi aveva "ingessato" il territorio. Galperti voleva la nuova industria non troppo lontana dal quatier generale di Colico e non distante dalla nuova statale 38. Passamonti individuò Cercino e si diede da fare per organizzare quel "pacchetto completo" che poi offrì a Galperti in cambio di 220mila euro. Quindi l’intera operazione sarebbe illecita, anche se si sa: tra il dire e il fare - in questo caso - c’è di mezzo il dimostrare.
La Corruzione - A Roberto Galperti viene ipotizzata la corruzione e il pm Stefano Latorre dice anche come l’industriale avrebbe pagato i servigi ricevuti: 214mila euro e rotti alla società Vimos Solution, 114mila euro all’architetto Rabbiosi attraverso lo studio tecnico di cui era socio anche il Balitro, un orologio da 3.500 euro al Gusmeroli, un viaggio a Dubai da 10mila euro per Passamonti e Spagnolatti, senza contare le cene, i regali e «pagamenti per compensi per consulenze» insistenti per oltre 30mila euro versati sempre alla Vimos e quindi – sempre per la Procura - ancora intascati da Passamonti.
Filone Cm-Eventi Passamonti e Spagnolatti (insieme e separatamente) sono indagati per concorso in peculato (314 cp) e alla Procura ci vogliono ben tre pagine per elencare le cifre che i due si sarebbero intascati utilizzando la società di Eventi valtellinesi come fosse una sorta di bancomat. Ma - secondo i magistrati - non si tratta di una srl privatistica (come sostiene la difesa), bensì di un’emanazione di un ente pubblico (la Cm di Morbegno). Dei "prelevamenti" abbiamo scritto più e più volte: dalla cioccolata oltre confine, alla carne per la grigliata ferragostana, dalle cravatte di Marinella acquistate a Napoli ai premi dell’assicurazione intascati. Di peculato, la Procura parla anche per Gianni Lanza ( in concorso con "Passa" e Spagnolatti) perché avrebbe presentato fatture per prestazioni (mai eseguite) attraverso la sua società Luxerit (che in realtà rispondeva a Passamonti) e poi pagate da Eventi valtellinesi.
La truffa aggravata –Gli episodi sono due e in entrambi i casi Eventi avrebbe gonfiato i conti sostenuti in modo da gabbare la Regione Lombardia chiamata ad erogare i contributi. Per la fiera del Bitto nei guai sono finiti Passamonti, Spagnolatti, Rebuzzi e Fransci, la dipendente della Cm. Il solo Passamonti è indagato per aver personalmente curato le pratiche per ottenere i contributi dal Pirellone sia in veste di presidente della Cm che di amministratore unico di Eventi Valtellinesi.
La truffa agli enti locali - Altra novità dell’indagine -rispetto a quanto emerso sino ad ora - sono gli episodi di falso (476) che la Procura intende constestare a Passamonti, Spagnolatti, Rebuzzi e Marra che pur di intascare soldi dalla Regione Lombardia non avrebbero esitato in concorso tra loro a falsificare una delibera (la 171 del 5 giugno del 2007). Poi c’è e la turbativa d’asta (353) per la realizzazione della hall del polo fieristico ( un lavoro da un milione e 740mila euro) gestita – grazie ad una delibera che attestava falsamente l’urgenzqa dell’opera - al di fuori delle procedure previste dalla legge. Leggendo quanto scrive la Procura emerge chiaramente una "regia" che chiama pesantemente in campo l’ex direttore generale Salvatore Marra, fino ad ora inquisito per un episodio se si vuole marginale della concussione ipotizzata a Cercino. Le cose ora cambiano, anche perché "spuntano" delibere in odor di falso per ogni pratica importante passata per le mani dell’allora direttivo che spesso si trovava ad approvare le delibere durante cene conviviali e poi arrivava in giunta relazionando solo di striscio agli assessori. Passamonti con il Rebuzzi e il Marra procedevano poi a redigere la falsa delibera senza che venisse formalemnte votata dal consiglio, tanto che nella seduta non veniva neppure messa all’ordine del giorno. Di più. Veniva pure falsificato il registro delle delibere con spazi lasciati in bianco o riempiti successivamente oppure venivano addirittura distrutti documenti (indagati per questo Passamonti e Fransci). Non è sfuggito nulla alla Procura di Sondrio che dopo aver letteralmente svuotato gli scaffali della Cm dai faldoni contenenti le delibere degli ultimi anni, ha passato al setaccio documento per documento ed ha ricostruito l’attività amministrativa di quell’ente. E’ vero, non è stata contestata l’associazione a delinquere, ma il sistema che le indagini hanno messo in luce è veramente preoccupante. E c’è solo da augurarsi che chiarezza venga fatta prima delle prossime elezioni. Pare infatti - e anche questa è più di una indiscrezione – che alcuni degli indagati si stanno già organizzando per tornare "in campo".

POTREBBE ARRIVARE ANCHE L'ASSOCIAZIONE A DELINQUERE 

«L’associazione a delinquere? È vero, non l’abbiamo contestata - sino ad ora – agli indagati, ma resta ancora come ipotesi e la stiamo valutando... Non solo. Non è detto che non ci siano anche altri reati oltre a quelli citati nell’avviso di fine indagini. Indagini che sono iniziate con una miriade di intercettazioni telefoniche che abbiamo poi successivamente scremato e che strada facendo ci hanno spinto in alcune direzioni che si sono poi rivelate decisive ».
Così il procuratore Fabio Napoleone che ieri - all’indomani della notifica del 415 bis (ovvero della conclusione delle indagini) - ha ricevuto nel suo ufficio la stampa per alcune precisazioni in ordine al fascicolo aperto nel 2007 con le prime posizioni e le prime ipotesi di reato e che via via si è arricchito di nuovi indagati fino ad arrivare ai 13 (i sette arrestati lo scorso 15 giugno più altri sei) per i quali la procura potrebbe chiedere ora il rinvio a giudizio. Dunque non è detto che la Procura arrivi ad aprire un altro fascicolo con nuove indagini a cui farà seguito un nuovo "avviso".

Tempo delle memorie - Tecnicamente ora le difese hanno 20 giorni di tempo per chiedere che vengano interrogati i loro clienti o che vengano svolte ulteriori indagini. «Queste ultime sono a nostra discrezione, mentre gli interrogatori vanno fatti e quindi ci vorrà del tempo... Logico presupporre – conclude Napoleone - che la richiesta di rinvio a giudizio non potrà essere formalizzata prima di almeno un mese e mezzo». E non è nemmeno da escludere che prima di giungere all’udienza preliminare che dovrà decidere le sorti degli indagati - se andranno a processo o se sarà loro accordato l’accoglimento di un’eventuale richiesta di patteggiamento o di rito abbreviato - non è detto, dicevamo, «che si possa chiedere l’unificazione di questo processo con quello per l’appalto per la strada di Bema attraverso un’unica richiesta di rinvio a giudizio».
Il peculato - In attesa di capire se "l’associazione a delinquere" verrà o meno contestata, ci sono altri reati che pesano sull’inchiesta della Cm in Bassa Valle: la concussione ad esempio - contestata nel filone di Cercino per il modo in cui sono stati acquisiti i terreni utilizzati poi per realizzare l’insediamento industriale della Galperti -, e il reato di corruzione, strettamente connesso al primo. Ma è il peculato il più... pruriginoso. E in questa vicenda - davvero poco edificante sotto il profilo della "res publica" – sono decine i casi da citare. Casi che assumono una valenza e una rilevanza penale se si dà per scontato che la società Eventi Valtellinesi – compartecipata dalla Cm (90%) e dal Comune di Morbegno (10%) - vada considerata una società ad evidenza pubblica. Casi che - secondo le affermazioni sin dall’inizio portate avanti dai difensori di Passamonti e Spagnolatti – potrebbero risultare addirittura "normali" se si dovesse accertare che Eventi non è una società "in house", ma privata a tutti gli effetti.
Passamonti e le cene – E se parliamo di peculato i nomi degli indagati sono quelli di Passamonti, Spagnolatti e Lan Lanza. All’ex manager di Eventi Valtellinesi viene contestato l’acquisto di 129 euro di carne destinata molto probabilmente a una grigliata agostana (l’acquisto è stato fatto il 22 agosto del 2008), 186 franchi svizzeri spesi in cioccolata. All’ex presidente della Cm, invece, viene contestato di aver offerto - con la carta di credito di Eventi Valtellinesi - una cena da 117 euro al berlusconiano Elio Della Patrona e al leghista Gildo De Gianni (probabilmente ignari di essere andati a cena a sbafo dell’srl); una cena ai suoi figli (35 euro in pizzeria) e una cena da 787 euro per 28 iscritti a Forza Italia nel ristorante "di casa": la cooperativa La Roccia di Bema.
Spagnolatti e il "Passa" –A entrambi, invece, vale a dire a Spagnolatti e a Passamonti - vengono imputate diverse cene: quella offerta a Galperti in un ristorante di Morbegno (135 euro), quella ad Albosaggia da 64 euro, quella da 185 con due funzionari della Regione in un agriturismo di Ardenno, quella da 145 a Bema offerta a Gionny Crosio, Gildo De Gianni e Giacomino Rebuzzi. E poi ci sono i viaggi: quello a Innsbruk (andata a ritorno) offerto anche a Rebuzzi e Lipari (ci sono andati loro quattro con altre persone il cui nome però non è stato reso noto); il soggiorno a Desenzano sul Garda per una convention politica organizzata da Rete Italia, e un altro soggiorno a Innsbruck sempre nel 2006. Poi ci sarebbero i "cestini omaggio" confezionati con prodotti tipici per oltre 15mila euro e regalati in occasione del Natale; le cravatte di Marinella acquistate in occasione di un viaggio a Napoli (450 euro) e non da ultimo ci sarebbe il fatto di aver utilizzato mezzi e personale di Eventi, per trasportare materiale elettorale di Forza Italia e per raccogliere firme (distraendo così i dipendenti Gianni Lanza ed Ester Travaini) per il partito di Berlusconi.
I premi di produzione -
Capitolo a parte meriterebbe la vicenda dei premi di produzione. Spagnolatti si autoattribuiva e autoliquidava in busta paga somme a titolo di "premi di produzione" non previste a contratto 21mila e rotti euro nel 2008; 44.750 euro nel 2009 e per giunta solo con un avallo verbale di Passamonti e senza l’autorizzazione di Mauro Monti che - come noto - subentrò in Eventi quando l’ex presidente di Cm fu sospeso dal Tribunale dalle cariche di amministratore. Di più. «Passamonti – recita la Procura - allo scopo di evitare che il comune di Morbegno (socio in Eventi) e che l’amministratore della srl chiedessero indietro quanto percepito da Spagnolatti in modo indebito, ha ingannato il sindaco di Morbegno e il Monti facendo loro credere che quei compensi percepiti dall’ex manager fossero stati autorizzati e concordati quali premi di produzione ». Entrambi, inoltre, hanno continuato a beneficiare delle garanzie assicurative i cui premi venivano pagati da Eventi (5300 euro per Passamonti, 4429 per Spagnolatti) anche se ormai il Passamonti non rivestiva più alcuna carica all’interno della società e mentre lo Spagnolatti - bene non dimenticarlo – era pur sempre un dipendente a tempo indeterminato (e non a caso proprio di recente ha avviato una causa per essere riassunto) e quindi era già "coperto" in caso di infortunio o malattia. Per peculato Passamonti e Spagnolatti sono indagati in concorso anche con Gianni Lanza, che attraverso la società Luxerit (formalmente facente capo a lui e a Giuliano Lanza, in realtà emanazione di Passamonti) si è fatto liquidare una fattura da 48mila per prestazioni mai avvenute. Del resto il Lanza – questo il ragionamento fatto dagli inquirenti - quando mai avrebbe potuto prestare la sua opera se già era dipendente di
Eventi e quindi pagato per otto ore di lavoro?
Appunto: quando mai?
Antonia Marsetti

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