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domenica 28 ottobre 2012

No Monty Day: l'alternativa di sinistra c'è!

Francesco Piccioni 
su Il Manifesto



La battuta migliore circola tra chi guarda il cielo, da cui - contrariamente alle previsioni - non è caduta una sola goccia d'acqua. «Questo è un governo così ladro che pure dio, per non farlo contento, si è rifiutato di far piovere».
Oltre ai metereologi, hanno sbagliato alla grade anche i «professionisti dell'allarme», lungo la filiera che va da palazzo Chigi al Viminale, per scendere fino all'ultima redazione di provincia. Niente black blok, niente scontri, giornata di scorno per chi cerca solo sangue, sudore e polvere da sparo. L'allarmismo ha certo tenuto a casa un sacco di gente, memore di altre giornate e tensioni. Ma non troppa. E comunque quando i problemi reali premono, anche la «criminalizzazione preventiva» perde mordente. È stata perciò una manifestazione riuscita al di là delle più rosee attese degli organizzatori. E il perché è presto detto: c'era, e si vedeva, «organizzazione»; ossia lavoro, volontà, serietà, esperienza, quel pizzico di autodisciplina che aiuta nei momenti difficili.

Non è questione di «servizio d'ordine», di pettorine rosse e occhi aperti. Si è visto in piazza un senso, un ragionare comune che ha il governo come contraltare esplicito. È nato qualcosa. Un discorso sulle politiche economiche di Monti e Fornero, sulle «riforme strutturali» e sulle pretese di Confindustria e delle banche, che ha molto più corpo delle antiche giaculatorie «contro i padroni ed i banchieri». È un ragionamento critico su questa Europa, sul modo in cui viene costruita a tappe forzate e senza alcuna verifica democratica, a nessun livello. È l'emergere di proposte alternative che si pongono esplicitamente il problema della «credibilità», della fattibilità reale; non «il socialismo» in astratto, non una formula retorico.ideologica, ma qualcosa che si può fare e che magari va in quella direzione. Certo, non manca mai il gruppetto che si sgola a gridare «usciamo dall'euro»; ma lo sguardo di compatimento che in genere lo accompagna vale più di un documento critico.
Il gioco di questi tempi è «teso e tetro», ben pochi hanno voglia di far pura testimonianza. La dimensione «di movimento» c'è, è consistente, ma non è quella dominante. Lo spezzone dichiaratamente studentesco, per dire, aveva come punta più visibile e articolata i ragazzi napoletani di ClashCityWorkers; capaci di slogan creativi come «eat the rich», ma anche di gestire un sito di informazione strutturata, che spazia dall'analisi economica all'agitazione politica ragionata.
Sembrano insomma finiti gli anni '90 e il primo decennio del nuovo secolo, quando il solo pensare a unire le forze era tacciato di «vetero-partitismo». Chiunque abbia guardato questo fiume di persone con occhi aperti ha potuto vedere almeno quattro grandi blocchi largamente convergenti nella presa d'atto che si è aperta un'altra stagione, quella dei tagli senza fine e della demolizione del «modello sociale europeo». E che quindi «la politica» per come è stata intesa nell'ultimo ventennio - grandi aggregazioni elettorali con «programmi» sempre più vaghi per «conquistare il centro» e andare al governo a qualsiasi costo - non ha più ragione di esistere.
Se da un lato c'è «il montismo» e la gestione stile troika, non c'è più lo spazio per la «mediazione condizionante» e l'alleanza elettorale finto-indipendente. O si sta in quel gioco, applicando per filo e per segno le disposizioni di Bce, Ue, Fmi; oppure si dà vita, come in tutta l'Europa attraversata dalla crisi, a un'opposizione. Radicale nei contenuti, a «volto scoperto e mani nude». Se si vogliono rappresentare interessi sociali concreti, riconoscibili, bisogna scagliere quale strada si prende. Perché c'è un bivio deciso, davanti a noi, non più un intrecciarsi di sentieri dalle molte direzioni.
È la fine di ogni gauche plurielle. I tanti protagonisti di quella stagione che ieri si aggiravano per il corteo sembravano faticare a trovare il proprio posto. Chi ha deciso che vuol stare nel prossimo governo (in caso di vittoria del centrosinistra), non è venuto in piazza e ha fatto bene a starne lontano. Chi vuol aiutare a costruire un'opposizione chiara, era benvenuto; mettendo infine la sordina alle sempiterne polemichette «di sinistra», pur senza dimenticare nulla. In mezzo non c'è più uno spazio vero d'azione politica. E nessuna retorica può più costruirlo.
La mescolanza generazionale, infine, è apparsa totale. Barbe bianche e volti imberbi camminano di nuovo insieme. Semmai si nota qualche rarefazione nelle generazioni di mezzo, quelle che con cinismo impressionante Monti ha definito «saltate». Ma chi vuol giocare a fare il Renzi, a contrapporre giovani e «maturi», da queste parti non ha spazio.
È nato qualcosa e può svilupparsi perché ha già gambe minimamente solide. Comitato No Debito, Rifondazione, Usb e Cobas sono i pilastri di questa giornata. Ognuno, a suo modo, è un agire collettivo strutturato, non una massa scomposta o uno sciame. Di fronte al senso di «ineluttabilità» e impotenza seminato dalla distanza siderale tra «politiche della troika» e possibilità concrete di reazione, sarebbe del resto ingenuo attendersi un fermentare di iniziative che trova «per sua natura» un alveo comune. Essere un «soggetto istituzionale», un sindacato o un partito, è in queste condizioni un must, non più un handicap.
È stata una giornata davvero particolare. Speriamo sia solo la prima di una nuova stagione.

martedì 19 giugno 2012

Riello: la crisi è solo un pretesto, serve legge contro le delocalizzazioni.



La Riello Spa è un'azienda leader in Europa nel campo dei bruciatori.
Nata nel 1922 i ha come sede principale Legnago in provincia di Verona e negli anni è cresciuta fino a diventare leader di mercato nel suo settore ed esporta in tutto.
L’azienda arriva in Valtellina sul finire degli anni 80 sull’onda della “legge Valtellina” insediando uno stabilimento nell’area industriale Talamona-Morbegno dove alla produzione di bruciatori, aggiunge anche la produzione di caldaie murali e a basamento, pannelli solari e la commercializzazione di condizionatori ed energie rinnovabili.
Negli ultimi anni la Riello Spa ha spostato progressivamente la produzione delle caldaie in Polonia, nonostante una dura vertenza che ha comunque portato alla chiusura dello stabilimento di Lecco (occupato per più di un mese dagli operai).

SOLIDALI
Non più di una settimana fa, l'azienda aveva raggiunto un'intesa sindacale sul nuovo premio di produzione; nella serata del 14 giugno ha invece comunicato alle rappresentanze sindacali il nuovo piano industriale che prevede, l’abbandono della produzione delle caldaie murali in Italia e quindi, l’intenzione di ridurre l’organico dello stabilimento di Morbegno da 242 a 64 con la collocazione di 178 lavoratori da subito in Cigs, preludio del licenziamento.
La Federazione di Sondrio del Partito della Rifondazione Comunista è solidale con le lavoratrice e i lavoratori della Riello, minacciati dalla profonda ristrutturazione aziendale il cui fine non dichiarato, ma intuibile è la progressiva chiusura dello stabilimento di Morbegno.
Rifondazione sta con i lavoratori che si preparano ad una mobilitazione, che auspichiamo la più ampia possibile, e che consenta di invertire la rotta rispetto ad un quadro fatto di continue chiusure e licenziamenti.

CRISI E DELOCALIZZAZIONE
La vicenda Riello è sintomatica di quel che avviene sul territorio della provincia attraversato da una pesante crisi del settore edile, da una progressiva dismissione degli ultimi pezzi di produzione industriale del settore metalmeccanico e dalla fine del settore tessile.
La crisi viene utilizzata come pretesto per delocalizzare le proprie produzioni in paesi dove pratiche di sfruttamento più accentuato consentono di lucrare margini di profitti più ampi.
La vicenda Riello (spostamenti di produzione in Polonia e chiusura stabilimenti in Italia fra cui quello di Morbegno) si inserisce esattamente dentro questo quadro.
Ai licenziamenti ed al massacro sociale in atto non è più possibile rispondere solo con il ricorso agli ammortizzatori sociali largamente insufficienti; come pure non è più accettabile che si conceda al padronato la totale assenza di pratiche di responsabilità sociale nei confronti dei lavoratori e del territorio dove operano.
Per questo da anni Rifondazione propone una legge che impedisca alle aziende italiane, a partire da quelle che hanno usufruito di finanziamenti e agevolazioni pubbliche, di praticare impunemente politiche industriali di delocalizzazione.

sabato 7 aprile 2012

La Lega alla resa dei conti?

Chi si stupisce di vedere la Lega coinvolta negli scandali, o ha vissuto su Marte fino a ieri o è ipocrita.
Chi pensa che basti un'inchiesta per liberarsi di questa gente, si illude.

Intervista a Roberto Biorcio
di Stefano Galieni - www.rifondazione.it

Roberto Biorcio è forse uno dei migliori conoscitori della Lega Nord in Italia, numerose sono state le sue pubblicazioni e interviene volentieri per parlare delle ultime vicende che hanno colpito il partito di Bossi. Il partito è oggi più che in passato al centro di inchieste di forte rilevanza, ma non si tratta in fondo di novità .

«Si sullo stesso tesoriere Belsito erano già emersi numerosi elementi problematici. È stato al centro di alcune spregiudicatezze finanziarie, erano emersi legami fra politica e n’drangheta. La novità è che quanto accade oggi lambisce direttamente la famiglia Bossi. Poi quando a beneficiarne sono anche i singoli il fatto è nuovo e diviene ancora più grave. Nel passato recente c’è stato il caso di Boni, alla Regione Lombardia che è stato difeso compattamente nonostante si parli di tangenti. Questa volta la reazione di Maroni e di quelli a lui più vicini è stata diversa. Ha cavalcato l’indignazione leghista, ha chiesto e ottenuto non solo le dimissioni di Belsito ma una pulizia generale nel gruppo dirigente. Bossi si è imbestialito, nel suo gruppo c’è stato un lungo silenzio e solo alla fine ha parlato di un attacco mirato alla Lega. In altri tempi non avrebbe fatto così. Questo segna un cambiamento nelle competizioni interne alla Lega che non si era mai raggiunto. Se la vicenda di Belsito sarà forte come quella di Lusi si arriverà ad una crescita del potere di Maroni come interprete di una serie di istanze della base».

Ma secondo lei si è aperta la lotta alla successione di Bossi? 

«Più che altro si è accentuata. Bossi ha anche provocatoriamente offerto le proprie dimissioni ma non è quello che vogliono i leghisti. Non vedo uno scontro frontale ma un processo in cui si capirà fino a che punto avanza il potere di Maroni. Ora ci saranno i congressi regionali e vedremo chi la spunterà già nella formazione dei nuovi organismi dirigenti. Un altro elemento importante saranno le amministrative, vero banco di prova. La lega gode di posizioni di vantaggio, è forza di opposizione al governo Monti e raccoglie tutto quel dissenso che non si riversa su Di Pietro o la sinistra fuori e dentro il parlamento. Contemporaneamente alle persecuzioni in via Bellerio dalla Padania si annunciava la raccolta firme per opporsi alla revisione dell’Art 18. Quindi si intende investire in questo spazio politico rimasto vuoto. Al di là delle divisioni interne potenziali la Lega dovrebbe ottenere risultati immediati, anche gli altri partiti non risultano molto attrattivi e la sola alternativa per molti leghisti è l’astensionismo».

Certo pare di vedere un attacco generalizzato verso i partiti tutti.

«Io non credo che ci sia un complotto ma un indebolimento dei partiti. Come ai tempi di tangentopoli c’è maggiore possibilità di perseguire reati che prima incontravano forte opposizione. I partiti hanno perso credibilità, non hanno autorità morale e politica e in questo quadro le procure possono colpire anche dirigenti più elevati. Sulla vicenda della lega c’è da dire che ci si è mossi su denuncia di un leghista, sintomo di una lotta interna che coinvolge diverse componenti della lega che non vogliono certo distruggere il movimento. Non a caso Maroni vuole dare la caccia ai trasgressori e dichiara di auspicare pulizia».

Che futuro si prospetta secondo lei per questo partito pensando agli umori del popolo leghista?

«Dipende da come evolve il confronto. Se aumenta il potere di Maroni e diminuisce gradualmente quello di Bossi ci sarà una trasformazione quasi indolore, gestendo l’opposizione a Monti. Pochi scossoni e nessuna scissione verticale. Anzi il consenso si potrebbe consolidare con il passaggio di voti dal Pdl alla Lega grazie agli effetti negativi di Monti. Se invece lo scontro interno aumentasse e per esempio Bossi riprovasse ad imporre i propri uomini nei congressi regionali il rischio è di ripercussioni pesantissime che il movimento vorrebbe evitare. Bossi non è più quello di 10 anni fa e anche se nessuno vuole fare a meno di lui non è in grado di riprovare ad estromettere Maroni. Se ci prova potrebbe palesarsi il rischio di una scissione che pagherebbero tutti. Quindi la prospettiva più plausibile è quella di una limitazione dei conflitti verso una lenta trasformazione della Lega».


venerdì 16 marzo 2012

La casta padana: Formigoni al capolinea

Formigoni è al capolinea. Ora l'alternativa.
di Luciano Muhlbauer - da Il manifesto del 15 marzo 2012


Ormai è uno stillicidio e non ha nemmeno più senso commentare le singole vicende. E questo vale a maggiore ragione per l'ultimo degli inquisiti in ordine di tempo, il consigliere regionale del Pdl, Angelo Giammario, ora indagato per corruzione, ma...
il cui nome si trovava già nell'inchiesta «Infinito» contro la 'ndrangheta in Lombardia.
No, il punto è un altro, cioè il lungo ciclo formigoniano - che ha dominato in Lombardia per 17 anni consecutivi - è arrivato a capolinea. Il potente sistema di potere costruito attorno a Cl, il movimento politico-confessionale che in Lombardia agisce da partito-stato, e all'ultradecennale e organica alleanza con la Lega Nord, scricchiola come mai era accaduto prima d'ora.
Beninteso, l'esistenza di una questione morale al Pirellone non è certo una novità, anzi era palese già nella scorsa legislatura. Vi ricordate, ad esempio, l'arresto in diretta tv dell'allora assessore regionale al turismo Gianni Prosperini oppure lo scandalo bonifiche, che aveva portato in carcere Rosanna Gariboldi, moglie di Giancarlo Abelli, assessore e il signore delle nomine nella sanità lombarda?
Tutto quello che succede ora era ampiamente annunciato. E lo stesso Formigoni si è adoperato per ricollocare gli ex-assessori più a rischio in posti privilegiati in consiglio. Ci riferiamo ai due esponenti Pdl Franco Nicoli Cristiani e Massimo Ponzoni, finiti di recente in carcere. C'è poi il leghista Davide Boni, ex assessore e tuttora presidente del consiglio regionale, indagato pure lui per corruzione.
Potremmo andare avanti all'infinito, con il caso Minetti, le firme false per il listino o il crac del San Raffaele, ma lasciamo perdere. Qui si tratta di un sistema che è marcio. Il tanto acclamato modello Lombardia è anche questo e, forse, soprattutto questo.
17 anni di governo ininterrotto sono decisamente troppi, portano a confondere la cosa pubblica con la cosa privata. Persino Putin aveva dovuto inventarsi un'interruzione prima del terzo mandato presidenziale. Roberto Formigoni invece no, lui è al quarto di fila, senza colpo ferire.
Ora però, finito il ventennio berlusconiano, sta per crollare anche quello formigoniano. Il problema, dunque, non è sapere se finisce, bensì come finisce. Già, perché non è la politica, l'opposizione o la mobilitazione dal basso a scuotere il palazzo, bensì la magistratura.
I magistrati, ovviamente, fanno il loro mestiere, così come lo fecero vent'anni fa, ma è la politica che finora non l'ha fatto. L'opposizione appare troppo debole e timida e nel passato recente c'è stato pure qualche inciucio di troppo.
Occorre, quindi, avviare da subito un percorso unitario per un'alternativa, che parta dal coinvolgimento dei cittadini e preveda le primarie. Insomma, la Lombardia non sarà come Milano, ma la primavera milanese ci offre un esempio concreto e vicino su come far rientrare in campo la partecipazione popolare e democratica e vincere. Altrimenti rischiamo di ripetere la via romana, dove siamo usciti dal berlusconismo non con un'alternativa politica, ma con una politica commissariata e delegittimata.

mercoledì 1 febbraio 2012

Campagna contro la doppia tassazione sull'IVA



APPELLO AL GOVERNO E AL PARLAMENTO
Per cancellare la doppia tassazione dell’IVA su le altre tasse
Noi sottoscritti, riteniamo illegale”gonfiare” il gettito fiscale,applicando il prelievo IVA non solo sul costo netto di servizi e prodotti ma anche su altre imposte.In alcuni tipi di servizi o prodotti,infatti, l’IVA viene calcolata anche su altre imposte,tasse,accise.Il che porta a pagare una tassa su di un’altra tassa:una doppia tassazione,una truffa. Nel caso della benzina,per altro,la maggiorazione delle tasse produce inflazione e ulteriore erosione di salari e pensioni.
Le sezioni unite della Corte di Cassazione si sono già espresse,con sentenza n.3671 del 29/04/97, sul principio per cui la tassazione non può applicarsi su altre tasse. COSI’ E’ IN EUROPA.
Ciò appare particolarmente inaccettabile stante la situazione di crisi economica che colpisce duramente anche il nostro paese, e che rende sempre più difficile arrivare alla fine del mese.
In questo quadro,gli aumenti delle tariffe,delle bollette,dei prezzi incidono pesantemente sui bilanci delle famiglie. A fronte di ciò c’è la tollerata scandalosa entità dell’evasione fiscale e la mancanza di un’adeguata tassazione della ricchezza così come è previsto dalla Costituzione.
Per questo, facciamo appello al governo,al parlamento,ai Sindaci affinchè,ognuno per la propria competenza,emanino con urgenza provvedimenti che vietino questa pratica illegale,riportando,in questo modo,a correttezza il rapporto Stato/contribuente.

Per firmare l'appello rivolgersi ai banchetti del PRC oppure all'indirizzio e-mail prclombardia@gmail.com

lunedì 9 gennaio 2012

La nuova giunta provinciale.

Dopo aver vinto le elezioni con una larghissima maggioranza, la destra della nostra provincia non è mai riuscita a trovare a mettere insieme una giunta stabile. Il contrasto tra la Lega Nord e il PDL ha portato a un balletto di rotture e ricuciture. Dopo l'ennesimo litigio tra Del Tenno, coordinatore del PDL, e il presidente Provera,  la Lega aveva ordinato agli assessori berlusconiano di dissociarsi dal loro partito. Il rifiuto di 3 assessori su 4 ha portato alla nuova giunta.
Pubblichiamo l'articolo scritto da Simona Viganò per Vaol.it


Tre i revocati: Corradini, Pasina e Boletta.

Cambia la giunta della Provincia di Sondrio. Oggi -lunedì 9 gennaio- Massimo Sertori ha presentato la nuova formazione: sei assessori, invece che otto, più il presidente che assume la delega alle attività produttive.

LA DICHIARAZIONE
«Come affermato alla stampa ho chiesto ai quattro assessori del Pdl di prendere le distanze da quanto dichiarato dal loro coordinatore Del Tenno per non trovarmi costretto a revocare la loro delega, ma solo Severino De Stefani ha risposto». Sono queste le parole del presidente Massimo Sertori subito seguite dall'elenco delle tre revoche e dei nuovi incarichi.

LE REVOCHE
Tre, quindi, gli assessori revocati dalla giunta provinciale: il vice presidente Pierpaolo Corradini (con delega alleAttività produttive, Trasporti e Coordinamento dei progetti strategici con Regione Lombardia), Alberto Pasina (con delega al Turismo, Sport e Emigrazione) e Alberto Boletta (con delega a Formazione e Lavoro, Servizi Sociali e Sistema Informatico). A comporre, invece, la nuova giunta saranno 6 assessori, di cui 5 riconferme (cambiando alcune deleghe) e una nuova entrata.

NUOVE DELEGHE
Ecco allora la nuova composizione della giunta provinciale:
Severino De Stefani che assume l'incarico di vice presidente, al posto di Pierpaolo Corradini, e che oltre alla storica delega all'Agricoltura, Ambiente ed Aree Protette, Caccia e Pesca, da oggi riveste la delega ai Trasporti;
Filippo Compagnoni con delega al Turismo e Sport, oltre a quella per la Valorizzazione delle Tradizioni e Identità locali;
Costatino Tornadù con delega alle Politiche Sociali oltre alla delega al Bilanci, Affari istituzionali, Cultura, Istruzione, Personale e Controllo di gestione.
Si riconfermano, restando invariate anche le loro deleghe, Silvana Snider (delega ai Lavori pubblici, Manutenzione del patrimonio, Cave e Pari opportunità) e Giuliano Pradella (con delega alla Protezione civile, Polizia provinciale e Politiche di coordinamento dei servizi sanitari).

LA NOVITA'
Cinque, dunque, gli storici assessori che restano a comporre la nuova giunta provinciale ai quali si aggiunge una nuova entrata: Franco Imperial (presidente della Comunità Montana di Tirano) che entra con delega alla Formazione e lavoro, Emigrazione e Sistema informatico. «Una scelte istituzionali, perché Imperial rappresenta un territorio non ancora rappresentato. In conclusione ringrazio i tre Assessori revocati per il lavoro svolto e ricordo che questa nuova giunta sarà subito operativa per lavorare per il bene dei cittadini - ha affermato Massimo Sertori -. C'è, infatti, un aspetto istituzionale che mi preoccupa tantissimo ed è la possibile eliminazione della Provincia di Sondrio: in questo senso bisogna lavorare tutti insieme, in una battaglia che ci vede tutti protagonisti. Il mio partito è unito e siamo tutti d'accordo su questa scelta che comunque non siamo stati noi a cercare» ha concluso.
Nominata, dunque, la nuova composizione della giunta della Provincia di Sondrio. Stasera in calendario era previsto il coordinamento provinciale del Pdl, nel quale sicuramente cambierà l'ordine del giorno. Su questo punto i portavoce si sono trincerati dietro un “no comment” rinviando a martedì le loro considerazioni.

A cura di Simona Viganò

domenica 13 novembre 2011

venerdì 1 luglio 2011

Acqua: ora comincia la battaglia post-referendum

Il referendum è solo la prima battaglia vittoriosa, ora bisogna lottare in tutta Italia per riportare sotto controllo pubblico quello che è già stato privatizzato, e si deve lottare nelle nostre valli perchè la "nuova SECAM" non cada nelle mani dei privati!

Acqua: comincia la battaglia post-referendum

di MARCO BERSANI - IL MANIFESTO del 01 LUGLIO 2011 
Sono passate non più di due settimane dalla straordinaria vittoria referendaria sull'acqua e l'apparato politico istituzionale sembra essersi dimenticato la portata storica dell'evento.

Così come con scarsa attenzione fu rilevato il record di raccolta firme - 1,4 milioni - ottenuto lo scorso anno dai movimenti per l'acqua nel più totale silenzio mass-mediatico (salvo poi scoprire lo "straordinario" ribaltone alle recenti elezioni amministrative), oggi l'insieme dei poteri forti economici e politici sembra accomunato da un unico obiettivo : negare, rimuovere, depotenziare. Quasi nessuno - salvo qualche opinionista illuminato come Ilvo Diamanti - sembra essersi accorto che, con i due sì della maggioranza assoluta del popolo italiano, si sia di fatto sancita, per la prima volta dopo decenni, la sconfitta con voto democratico e popolare delle politiche liberiste nel loro complesso e si sia affermata una fortissima istanza di democrazia diretta e di nuova partecipazione sociale. Certo, per chi da sempre è abituato alla manipolazione della realtà, è complicato prendere atto del fatto che i referendum sull'acqua siano stati i più votati e che, fra i due, quello che ha raggiunto un ulteriore maggioranza di sì, sia proprio quello che ha abrogato la possibilità di fare profitti dalla gestione di un bene essenziale. Così, mentre Confindustria e i poteri forti lanciano una vera e propria campagna di terrorismo psicologico sullo stile «si ferma la crescita del Paese», «si bloccano gli investimenti», i partiti politici fanno a gara nell'attivarsi per il depotenziamento del risultato.
Da una parte il governo del decreto Ronchi e della forzata privatizzazione ha subito tenuto a dire che il risultato referendario non andava interpretato come un plebiscito contro il governo - argomentazione fondata - salvo evitare di riflettere sul fatto che, nonostante i ripetuti inviti all'astensione della coppia Berlusconi-Bossi, il 26% dell'elettorato di Forza Italia e il 42% dell'elettorato leghista abbia disobbedito, scegliendo la ripubblicizzazione dell'acqua. Dall'altra, il blocco politico-mediatico Segreteria Pd-Repubblica-L'Espresso, dopo aver opportunisticamente appoggiato sul filo di lana una campagna referendaria sino ad allora avversata e/o subita, si è immediatamente affrettato a riallinearsi, propagandando una propria debole e sbagliata proposta di legge come risolutiva del voto referendario. Con intorno lo sguardo stordito dei media mainstream progressisti, i quali, incapaci di vedere - o di ammettere - di trovarsi al cospetto del più grande movimento per durata, penetrazione sociale e organizzazione dal basso, degli ultimi decenni, hanno preferito ignorarlo attribuendogli di volta in volta le caratteristiche di invisibilità eroica o di creatività estemporanea.
Il risultato di tutto questo scenario è quello sotto gli occhi di tutti : grandi manovre dei poteri forti finanziari per addivenire in tempi rapidi ad una nuova normativa che ristabilisca l'indiscutibile primato del mercato - fino al paradosso del Sole 24ore che il 28 giugno sponsorizza la proposta di legge del Pd - e altrettante manovre del mondo politico istituzionale che continua a considerare i referendum non una deliberazione costituzionale del popolo sovrano, quanto una semplice espressione da interpretare, sintetizzare e modulare (da loro, ovviamente). Grande è il disordine sotto il cielo, ma alcuni punti fermi sono inequivocabili: il primo quesito referendario ha abrogato il decreto Ronchi e dunque, da ora, è vigente la dottrina comunitaria che contempla tutte le forme di gestione, compresa - dopo vent'anni di tabù - la gestione attraverso enti di diritto pubblico; il secondo quesito ha abrogato «l'adeguata remunerazione del capitale investito», ovvero la possibilità di fare profitti sulla gestione dell'acqua, da cui si deduce che l'unica tra le gestioni possibili sia esattamente quella attraverso enti di diritto pubblico.
Questo è ciò che ha deliberato il popolo italiano, questo è ciò che tutti i livelli istituzionali devono eseguire. Domani e domenica 3 luglio si terrà a Roma l'assemblea nazionale dei movimenti per l'acqua: con l'allegria di un percorso vittorioso e con la determinazione di chi è consapevole di voler cambiare il mondo sapremo ristabilire la verità di ciò che è successo nel Paese e scriveremo collettivamente l'agenda locale e globale per ottenere quanto il popolo italiano ha deciso: la riappropriazione sociale del bene comune acqua, la sua gestione pubblica e partecipativa.

*Attac Italia - Forum italiano dei movimenti per l'acqua

martedì 14 giugno 2011

Il referendum dice: SECAM pubblica!


«Spira un nuovo nel paese: messaggio diretti sia al centrodestra che al centrosinistra».

Pubblichiamo la nota stampa diffusa dalla Federazione di Sondrio di Rifondazione Comunista. 

Il raggiungimento del quorum e il trionfale successo dei SI segnala due dati.

BOCCIATA LA MAGGIORANZA
Il primo: i cittadini hanno in massa bocciato 4 leggi approvate dalla ex maggioranza Berlusconi – Bossi, confermando dopo le amministrative che un nuovo vento spira nel paese, un vento che, seppur in modo non ancora decisivo, inizia a spirare anche nella nostra provincia.

BASTA PRIVATIZZAZIONI
Il secondo dato conseguente al primo, arriva dai milioni di Si ai quesiti sull’acqua ed è un messaggio diretto tanto al centrodestra che a quel centrosinistra che in questi anni hanno entrambi fatto a gara a privatizzare pezzi sempre più consistenti di Beni comuni: il messaggio dice basta con le privatizzazioni che gli italiani non si fidano di chi agisce secondo le logiche del profitto.
Gli elettori si sono espressi chiaramente e vanno ascoltati, sia nazionalmente che localmente.

SECAM
Rifondazione aveva chiesto che Secam non fosse privatizzata: oggi che il famigerato decreto Ronchi è stato abrogato sotto una valanga di milioni di SI sono i cittadini Valtellinesi e Valchiavennaschi a chiedere che Secam rimanga interamente pubblica!

Per Rifondazione Comunista Federazione di Sondrio
Massimo Libera

giovedì 9 giugno 2011

Referendum: 4 si

Come richiesto dal Comitato Promotore dei Referendum per l'Acqua Bene Comune, come assolutamente naturale dato l'impegno fin dal primo momento della campagna, Rifondazione Comunista e la Federazione della Sinistra riconfermano i 4 si ai referendum del 12 e 13 Giugno.


Noi che assieme a tantissimi altri abbiamo promosso i referendum lavoreremo fino all’ultimo perché ottengano il quorum e voteremo 4 volte si.

  • Voteremo si perché abbiamo un’altra idea di sviluppo alternativa a quella di chi vuole imporci il nucleare;
  • voteremo si perché vogliamo una giustizia uguale per tutti,
  • voteremo si per liberare l’acqua dalla gestione dei privati
  • voteremo si perché l’acqua non è una merce.
 Noi che da sempre siamo stati contro il nucleare e contro le privatizzazioni, continueremo anche dopo il referendum perché vigileremo perché le ragioni del Sì si traducano in scelte e pratiche politiche coerenti.

martedì 17 maggio 2011

Sanità in Valtellina: disagi per i degenti e rischio chiusura

Le vicende che coinvolgono le strutture ospedaliere nella nostra provinciaconfermano amaramente le previsioni di chi per anni ha tentato di mettere in guardia Valtellinesi e Valchiavennaschi rispetto alle sciagurate politiche sanitarie filo privatistiche di Formigoni e delle destre.
Perché è del tutto evidente che il cosiddetto il cosiddetto “modello lombardo”, dietro l’accattivante slogan della “libertà di scelta” , era stato pensato per consentire ai privati di mangiarsi una fetta sempre più consistente delle prestazioni sanitarie grazie a politiche di graduale disinvestimento nelle strutture pubbliche.
il sommarsi di disinvestimenti nel tempo è stato funzionale al precipitare della credibilità della sanità pubblica fino ai clamorosi fatti di questi giorni che hanno visto l’ emergere di strutture non in regola con le normative di sicurezza, di degenti da dover trasferire, di lavoratori preoccupati per il proprio lavoro, di ospedali a rischio di chiusura.
Certo che ogni voto dato alle destre in questi anni – Lega compresa- è risultato essere una picconata ai nostri ospedali.
Crediamo che non solo debbano emergere nomi e cognomi di chi non sapendo gestire le risorse ha prodotto situazioni di disagio per cittadini e degenti, ma che tutta la politica sanitaria debba essere rivista in una prospettiva di salvaguardia e di riqualificazione e potenziamento dei presidi ospedalieri provinciali.

Sondrio, 10.05.2011
Per Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra
Massimo Libera

venerdì 29 aprile 2011

Manifestazione anti nucleare a Sondrio / Così impediremo lo scippo del referendum

Sabato 30 aprile il comitato referendario per il SI al referendum sul nucleare organizza un flash mob in Piazza Campello a Sondrio, dalle ore 10, per rompere il silenzio mediatico e denunciare i trucchetti del governo.

 COSI' IMPEDIREMO LO SCIPPO DEL REFERENDUM

di Tommaso Sodano, da "Liberazione" del 29-04-2011

Ipocrisia, furbizia e indecenza sono le espressioni che vengono alla mente dopo le ultime iniziative del Governo e le dichiarazioni di Berlusconi sul nucleare e sui Referendum.
Mercoledì della scorsa settimana il Senato ha approvato un emendamento del Governo, all'interno del decreto legge "Omnibus", con l'obiettivo dichiarato di evitare il referendum sul nucleare. Ora il testo deve essere approvato dalla Camera (senza modifiche, altrimenti tornerebbe al Senato) e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale. Solo a quel punto l'Ufficio centrale sui Referendum della Cassazione dovrà decidere se i quesiti referendari sono stati assorbiti o meno dalle modifiche legislative. La scadenza del decreto è il 30 maggio e quindi, anche considerando una corsia preferenziale al testo, ragionevolmente si avrà la certezza sullo svolgimento del Referendum a fine maggio, primi di giugno, dunque a pochissimi giorni dal voto. Ma il testo dell'emendamento non è chiaro e la partita Referendum è tutta da giocare. Del resto, a dirimere i dubbi sulla effettiva volontà e strategia del Governo ci ha pensato lo stesso Berlusconi, nel corso del vertice italo-francese, dichiarando che «la decisione di una moratoria sul nucleare è stata presa anche per permettere all'opinione pubblica di tranquillizzarsi : un referendum ora porterebbe ad uno stop per anni del nucleare in Italia».
Dunque, sondaggi alla mano, si vuole evitare l'espressione popolare sabotando i Referendum. Berlusconi ha detto testualmente che «se andassimo oggi a quel referendum, il nucleare in Italia non sarebbe possibile per molti anni a venire. Il governo quindi, responsabilmente, ha ritenuto di introdurre questa moratoria per far sì che si chiarisca la situazione giapponese e magari, dopo un anno o due, si possa ritornare ad avere un'opinione pubblica consapevole della necessità di tornare all'energia nucleare»: un vero attacco alla democrazia e alla libera espressione della volontà popolare, a cui strumentalmente si rifà spesso il Cavaliere.
Davanti a tale arroganza e spregio delle regole democratiche bisogna mantenere alta l'attenzione e continuare la campagna referendaria, intrecciandola con le elezioni amministrative per chiedere con forza il mantenimento dei quesiti referendari non essendo stato assorbito, nel testo approvato, lo spirito di quei quesiti: un no netto e chiaro al ritorno del nucleare nel nostro Paese.


Ed ovunque bisogna presentare ordini del giorno per far esprimere nei Consigli Comunali la dichiarazione di "Comune denuclearizzato", e dove si rinnovano i Consigli far diventare il "No al Nucleare" una pregiudiziale programmatica .
Il testo, come si diceva, non incarna lo spirito referendario e le dichiarazioni maldestre di Berlusconi potrebbero indurre la Cassazione a ritenere che siamo davanti ad una " frode del legislatore" ed a trasferire il referendum sulle nuove norme. Dunque la partita è tutta aperta. Ma, come è emerso nei giorni scorsi, oltre al nucleare il governo vuole mettere le mani anche sui due quesiti sull'acqua pubblica. Al momento non ci sono ancora iniziative legislative, tuttavia il Ministro Romani, il sottosegretario Saglia e altri esponenti del PdL stanno brigando per far decadere anche questo quesito referendario. L'idea su cui sta lavorando il Governo riguarderebbe il passaggio della responsabilità delle tariffe dell'acqua ad un'Authority ( su questo c'è scontro di potere nel Governo intorno a chi affidare la competenza, tra Ministero dello sviluppo economico e Ministero dell'Ambiente) .
Sull'acqua avranno maggiori difficoltà per la complessità della materia oggetto del referendum. Perché oltre al tema della tariffa sono in discussione anche le norme che riguardano il ciclo integrato delle acque e la sua gestione, su cui difficilmente potranno mettere mano in tempi così stretti. Ma è evidente che il Governo si sta muovendo per creare confusione e spostare l'attenzione su aspetti diversi della questione posta dal quesito referendario. Fa un certo effetto sentire il Governo "sensibile" al problema della rete di distribuzione che perde mediamente il 47% dell'acqua immessa, con punte del 70-80 % al Sud, attribuendo questa situazione alla gestione pubblica. Un tema su cui da anni chiediamo insieme al Comitato per l'acqua pubblica un grande e straordinario intervento di riqualificazione delle reti, ma che esula dall'obiettivo del Referendum che vuole cancellare le norme che porterebbero entro l'anno alla privatizzazione dell'acqua in Italia.
L'obiettivo del Governo è di far saltare il quorum il 12 e 13 giugno, sia per proteggere i poteri economici forti del nucleare e delle multinazionali che vogliono mettere le mani sull'acqua, sia per salvare, ancora una volta, Berlusconi dall'altro tema oggetto di referendum, quello relativo al legittimo impedimento.
L'aggressione al referendum e ai diritti dei cittadini e la spregiudicata manipolazione delle regole democratiche richiama tutte le opposizioni al dovere di costruire una straordinaria mobilitazione nel Paese. Dobbiamo continuare la campagna referendaria senza farci condizionare dalle sirene governative, anzi utilizzando "gli imbrogli" del governo per accrescere l'indignazione e trasformarla in partecipazione attiva verso il raggiungimento del quorum e l'affermazione dei "Si".

sabato 23 aprile 2011

La casta di Bormio: cimici e parcheggi

Nell'inchiesta sui Mondiali 2005 finisce anche la piazza V Alpini

L'opera della giunta Tradati 400 posti auto da 12 milioni

Valore e dimensioni del progetto finito anch'esso sotto inchiesta

Il responsabile dell'ufficio tecnico: «Sono sereno, il mio operato è trasparente»
 

Sono 400 posti auto nel cuore del centro storico di Bormio, in piazza V Alpini, ed un investimento di circa 12 milioni di euro.
È questo il cuore di un altro intervento finito nel mirino dell'inchiesta in corso in Alta Valle sulle opere Mondiali 2005 e sull'impresa Bracchi srl. Anche questa ditta, infatti, fa parte dell'Ati, all'associazione temporanea d'imprese che ha consegnato la propria offerta per la realizzazione dell'opera, procedura la cui istruttoria è ancora in corso da parte dell'ufficio tecnico comunale di Bormio.
Obiettivo dell'opera è la realizzazione, attraverso un project financing, di un manufatto edilizio multipiano ad uso autorimessa e servizi annessi per la sosta a rotazione mediante tariffa a pagamento da concordarsi con l'amministrazione comunale e la realizzazione di un adeguato numero di box in vendita in diritto di superficie con preferenza di assegnazione ai residenti.
Le attività previste nel bando - scaduto il 19 luglio scorso, un mese e mezzo dopo la caduta dell'amministrazione Tradati - sono la progettazione, la costruzione e la gestione di una nuova autorimessa interrata in piazza V Alpini. Il valore economico dell'intervento è stimato 12 milioni di euro ed i posti auto previsti a rotazione ? a detta del bando - potranno essere tenuti in gestione dal concessionario per un periodo massimo di trenta anni e poi ceduti senza oneri al Comune.
Dando uno sguardo allo studio di fattibilità di quest'importante opera pubblica, l'obiettivo perseguito dall'allora amministrazione Tradati, che aveva caldeggiato e portato avanti il progetto era quello di giungere, con il concorso di privati, al restyling dell'immagine della piazza V Alpini restituendo tale spazio pubblico a una migliore fruizione per il cittadino ed al contempo incrementando e migliorando il sistema della sosta a rotazione a servizio del centro città. Il fabbricato dovrà ospitare almeno 400 posti auto dei quali 180 per la sosta a rotazione di proprietà del comune: i restanti potranno essere venduti in diritto di superficie. Previsti 100 metri quadri di servizi e non meno del 35% della superficie dell'attuale giardino pubblico dovrà essere sistemato a verde fruibile. Un intervento, però, che sin dalla sua origine aveva dato adito a preoccupazioni, rimostranze - in primis delle associazioni ambientaliste per la tutela del giardino alberato presente sulla piazza - e che era divenuto pure protagonista di un referendum. Nel giugno del 2007, infatti, l'allora primo cittadino Elisabetta Ferro Tradati, prima di proseguire nell'iter, aveva indetto una consultazione popolare dato il gran parlare che l'opera aveva scatenato e dal momento che si trattava - come lei stessa aveva tenuto a precisare in più di un'occasione - di un'opera epocale, che avrebbe potuto cambiare definitivamente faccia alla viabilità ed all'assetto del centro storico. Alla fine i risultati le diedero ragione dal momento che 900 bormini, cioè il 64,7% dei votanti, avevano detto sì alla realizzazione del parcheggio interrato al di sotto di piazza V Alpini; su 3321 aventi diritto di voto, cioè cittadini maggiorenni residenti a Bormio, 1409 le schede che erano state depositate nell'urna. Di queste 900 approvavano l'idea di un parcheggio interrato, un parere netto al quale è seguita la pubblicazione del bando; attualmente due le offerte presentate che sono ancora al vaglio dell'apposita commissione all'uopo predisposta.
La Procura piazza cimici,  la Polizia le trova
 
Tutto è nato da un'esigenza di comunicazione. Una società che eroga l'adsl via ponti radio (e che a Bormio ha più di un ripetitore), nel mese di gennaio ha registrato una fastidiosa interferenza tanto che si è reso necessario disattivare il servizio per un giorno e attivare la Polizia Postale che - giunta nella Magnifica terra - si è messa a ricercare il segnale birichino.
Nel giro di poco è stato localizzato il punto esatto da cui proveniva il "disturbo": il municipio di Bormio.
E così gli agenti della Polizia Postale- alla presenza di una decina tra dipendenti e vigili urbani del Comune - si sono messi a perlustrare gli uffici alla ricerca del "trasmettitore". E alla fine l'hanno trovato: si trattava di una "cimice" piazzata sopra la scrivania di un dipendente comunale - il capufficio tecnico Giuseppe Robustellini, oggi indagato per l'inchiesta Mondiali 2005 - e di una video camera nascosta sempre nell'open space in cui lavorano in tutto quattro dipendenti.
Facile immaginare la faccia degli agenti che si sono immediatamente resi conto di aver rotto le uova nel paniere. Ma a chi? Alla procura? O a qualcun altro?
Per ora non è dato sapere. Si sa invece che all'indomani del rinvenimento, le due cimici - una solo audio, l'altra audio video - sono state portate dai carabinieri di Bormio i quali hanno dovuto prendere atto della denuncia del pubblico ufficiale e comunicare in Procura il "sequestro" effettuato in municipio a Bormio.
Delle due l'una: o quelle cimici le ha fatte piazzare il procuratore capo Fabio Napoleone nell'ambito di questa o di un'altra indagine comunque legata agli interventi urbanistici ed edilizi nel comune di Bormio, oppure - ipotesi ancora più inquietante, ma che va per la maggiore in paese - quelle ricetrasmittenti sarebbero state messe da chi - magari imprenditori - volevano assicurarsi informazioni utili per vincere gare d'appalto o per partecipare a bandi o ancora per carpire indiscrezioni sull'approvazione in itinere del Pgt.
Per noi vale la prima ipotesi. Ma se anche non fosse quella giusta resta il fatto che la vicenda delle "cimici" di Bormio ha messo più di una "pulce" nelle orecchie degli indagati.

Antonia Marsetti (da La Provincia di Sondrio del 21-04-2011)

giovedì 21 aprile 2011

La Casta Padana: sugli sci!

Mondiali 2005, "avvisi" e sequestri per ex giunte, dirigenti e un'impresa

Si indaga per associazione a delinquere, truffa, corruzione e altro per due parcheggi
 
Mondiali 2005, si apre il vaso di Pandora. Fino ad ora si era solo parlato in modo astratto di inchieste in corso in Alta Valle sui mega appalti finanziati dall'evento legato al Circo Bianco.
Bene, adesso possiamo stare certi, il fascicolo c'è.
E i reati ipotizzati - associazione a delinquere, turbativa d'asta, truffa, corruzione, concussione - fanno pensare che ci sono anche "fatti" su cui gli inquirenti hanno concentrato l'attenzione. Le opere finite nel "mirino" della magistratura - tanto per usare una frase ad effetto - sono il garage interrato al Tennis Basso di Bormio e l'area di sosta al servizio della Funivia. A "Santa", invece, il parcheggio che solo nell'inverno scorso è entrato in funzione almeno in parte. Opere che hanno un unico comune denominatore: l'impresa edile di Chicco Bracchi.

Avvisi e sequestri - Una decina gli avvisi di garanzia recapitati da due mesi a questa parte a Bormio, ma secondo i soliti ben informati sarebbero molte di più le persone finite nell'inchiesta. Tre i decreti di perquisizione sino ad ora eseguiti: in municipio a Bormio, in quello di Santa Caterina Valfurva, negli uffici di Valdisotto dell'impresa edile di Chicco (Enrico) Bracchi (la Bracchi srl, ndr) e persino nella sua abitazione. Un blitz delle fiamme gialle che non è passato inosservato venerdì scorso e che ha fatto seguito all'altra brillante operazione delle Fiamme gialle che hanno denunciato 12 imprenditori valtellinesi (dei quali non sono state fornite le generalità) per aver evaso 12 milioni di euro. In un baleno in Alta Valle si è diffusa la notizia che uno di quegli imprenditori potesse essere proprio Bracchi. Notizia assolutamente smentita dall'interessato che se è vero che in questi anni è cresciuto sia in fatturato che in maestranze assunte, è anche vero che si è trovato a denunciare gravi episodi, quali ad esempio l'incendio appiccato a un suo escavatore nell'agosto del 2009. «Il mio cliente Bracchi - precisa l'avvocato Davide Dei Cas - con quell'inchiesta sugli evasori non c'entra. Confermo invece che la Guardia di Finanza si è recata negli uffici di Bracchi e ha sequestrato un pc con relativi hard disk e le pratiche relative ai lavori dei parcheggi legati ai Mondiali 2005... ma per saperne di più faremo istanza al Riesame».

Gli indagati a Bormio -Nei guai, oltre a Bracchi, sarebbero finite due giunte di Bormio e alcuni dirigenti del Comune. Indagati figurerebbero (ma il condizionale è d'obbligo anche perché nelle ultime settimane potrebbero essersi aggiunti nuovi nominativi): l'ex sindaco di Bormio Renato Pedrini e alcuni dei componenti della sua giunta che varò gli appalti per quei due parcheggi realizzati da Bracchi: Monica Fumagalli, Michele Magatelli, Stefano Zazzi, Francesco Pedrini, l'allora segretario comunale Bruno Pedrana, l'allora capo ufficio tecnico Giuseppe Robustellini. Della giunta Ferro Tradati, oltre all'ex sindaco Elisabetta, sarebbero indagati l'ex assessore ai lavori pubblici Giuseppe La Capria e l'ex vicesindaco Stefano Capitani. Va detto che i fatti contestati risalgono al 2003 e che la giunta Tradati si insediò solo nel 2006, quando i parcheggi erano già stati assegnati e ne curò solo l'iter finale, legato al collaudo.

Il filone "Valfurva" - L'inchiesta che porta la firma del procuratore capo Fabio Napoleone, investe da vicino anche il Comune di Valfurva dove Bracchi di fatto ha realizzato i lavori di quel parcheggio. Il sindaco Gian Franco Saruggia si dice estraneo alla vincenda, ma conferma il blitz di venerdì della Gdf. «Ci siamo messi a disposizione dei militari e abbiamo consegnato tutto l'incartamento. E ci hanno garantito che se abbiamo bisogno della pratica possianmo andarla a consultare da loro».
Nessun avviso di garanzia nemmeno per Idilia Antonioli, il sindaco sotto il cui mandato quelle opere presero il via. «Non ho ricevuto alcuna "informazione", ma non vedo perchè dovrei essere indagata... Quell'appalto fu gestito direttamente dal Provveditorato alle Opere pubbliche e quindi dal Ministero. Del resto il Comune di Valfurva non aveva neppure un ingegnere e non avrebbe potuto espletare le pratiche realative a un bando europeo... No, diversamente da Bormio, noi non ci siamo occupati né del progetto, né dei lavori, né del collaudo. Abbiamo delegato tutto a Milano».

Antonia Marsetti (da "La provincia di Sondrio" 19-04-2011)



La procura della Repubblica: in Alta Valle un'inchiesta complessa con ramificazioni. 

Napoleone non si sbottona ma lascia intendere che quello dei Mondiali 2005 è un fascicolo importante. Dodici gli indagati per i fondi avuti per lo sci e "distratti".

Riceve i giornalisti ma non rilascia dichiarazioni. Il procuratore Fabio Napoleone, titolare dell'inchiesta su come sono stati spesi i fondi legati ai Mondiali di sci 2005 in Alta Valle, non parla. E nemmeno fa un cenno in segno di approvazione quando i cronisti gli chiedono di confermare le indiscrezioni pubblicate. «Siamo in una fase troppo delicata - si limita a dire - e questa è un'inchiesta molto ma molto complessa che ha agganci e ramificazioni profonde e inimmaginabili».
Come a dire, non si tratterebbe di uno dei tanti fascicoli aperti e chiusi dalla Procura di Sondrio sul capitolo "Mondiali di sci". No, questa volta sarebbe diverso.
E lo sono anche i reati ipotizzati, che non sono relativi alla realizzazione di opere, ma all'utilizzo dei fondi percepiti per realizzarle. Si parla infatti di: 316 bis, ovvero di malversazione ai danni dello Stato (in pratica Bormio avrebbe ottenuto contributi su un capitolo e li avrebbe utilizzati per finalità diverse) e 316 ter (indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato). Altri reati ipotizzati sono il 323 (il "classico" abuso d'ufficio), il 640 bis (ovvero la truffa aggravata ai danni dello Stato), il 416 (l'associazione a delinquere) e il 317, ovvero la concussione, che è il reato più grave in quanto prevede pene detentive da 4 a 12 anni.
Ora la domanda che tutti si fanno è quella relativa ai tempi, visto che dal 2003 - quando sono partite le opere a Bormio - ne sono passati di anni, mentre l'inchiesta sarebbe stata avviata 14 mesi fa. Ma anche su questo versante il Procuratore non ha voluto spiegare nulla «perché non vogliamo dare agli indagati nessun ulteriore elemento».
E forse non è un caso se solo ora si sta procedendo ad acquisire pratiche e carteggi, come è accaduto venerdì scorso quando gli uomini della Guardia di Finanza si sono recati in municipio a Bormio, a Santa Caterina e a Valdisotto negli uffici e nell'abitazione dell'impresario Edile Enrico Davide Bracchi, detto "Chicco". Sequestrati in Comune i faldoni relativi ad alcune opere finanziate dai Mondiali di sci e in modo particolare dei due parcheggi di Bormio (al Tennis Basso e alla Funivia) e di quello di Santa Caterina (il cui iter non è ancora concluso ed è entrato in funzione solo parzialmente l'inverno scorso).
Opere che hanno come unico comune denominatore l'impresa che li ha realizzati, la Bracchi srl. Opere che non sempre sono state gestite dai Comuni (Santa Caterina ha ad esempio delegato in toto l'appalto al Provveditorato alle opere pubbliche di Milano) e che sono state iniziate da una giunta e concluse da un'altra: a Bormio sotto il regno Pedrini e Ferro Tradati, entrambi indagati, a Santa Caterina da Antonioli e Saruggia, non raggiunti da "avvisi".
All'impresario Bracchi - che si è occupato di tutti e tre i cantieri - le fiamme gialle hanno invece sequestrato il Pc ed il suo legale - Davide Dei Cas - ha subito inoltrato istanza al Riesame.
E ora veniamo ai 12 indagati: Renato Pedrini sindaco di Bormio negli anni 2001-2006, recentemente nominato direttore dell'Asl della Valcamonica (da esponente del centrosinistra ora si è avvicinato alla Lega). In giunta con lui c'erano Monica Fumagalli, Michele Magatelli all'epoca assessore ai lavori pubblici, l'ingegnere Stefano Zazzi, il pensionato Francesco Pedrini, l'albergatore Mario Dei Cas.
In giunta con Elisabetta Ferro Tradati - sindaco dal 2006 al 2010 - c'erano l'albergatore Stefano Capitani, l'avvocato Giuseppe La Capria (assessore ai lavori pubblici). Indagato come detto anche Chicco Bracchi, Bruno Pedrana, allora segretario comunale/direttore generale del comune di Bormio e in pensione dal 1° gennaio scorso e infine Giuseppe Robustellini, responsabile ufficio tecnico a Bormio.

Antonia Marsetti (da "La Provincia di Sondrio" del 20-04-2011)

lunedì 28 marzo 2011

Ponte in Valtellina: TUTTI PAZZI PER LA GUERRA IN LIBIA?

Pubbliciziamo volentieri l'iniziativa preparata dal Circolo Culturale Autogestio "Il Forno" di Ponte In Valtellina.

sabato 12 marzo 2011

Sondrio: fallisce l'alleanza tra Pdl e Lega

La vicenda che ha accompagnato il siluramento di Patrizio Del Nero mette in evidenza la crisi che attraversa in provincia di Sondrio la ormai ex alleanza fra Lega e Pdl.

Non è più certo se la Giunta Sertori possa ancora contare su una maggioranza in Consiglio e dunque vi è il rischio di una paralisi operativa e decisionale di tutta l’Amministrazione Provinciale proprio quando l’agenda che riguarda il nostro territorio vede l’avvicinarsi di numerosi appuntamenti decisivi.

Ieri non abbiamo assistito solo ad una figuraccia delle destre, ma abbiamo visto consumarsi il fallimento dell’alleanza politica elettorale fra Lega e Pdl, un fallimento che non può essere fatto pagare ai Valtellinesi e Valchiavennaschi.
Sarebbe doveroso prendere atto di ciò e, conseguentemente, costruire un percorso che consenta di restituire il prima possibile la parola agli elettori.
In questo contesto le forze del centro-sinistra devono coordinarsi per predisporre da subito una forte e credibile proposta di alternativa.

mercoledì 9 marzo 2011

12 Marzo - A difesa della Costituzione - Sondrio


La Federazione della Sinistra di Sondrio aderisce alla manifestazione "A difesa della Costituzione" promossa per il 12 marzo, alle ore 17 e 30 in Piazza Campello a Sondrio.

La Costituzione della Repubblica, nata dalla guerra di Resistenza antifascista, deve essere salvata dall'attacco frontale che il governo e i padroni stanno portando.
Bisogna difendere l'istruzione pubblica, le libertà sindacali, i limiti sociali imposti all'impresa e alla proprietà privata, il ripudio della guerra.

Lettera di adesione della Federazione della Sinistra Nazionale


Cari amici e compagni, aderisco a nome mio personale e di tutta la Federazione della Sinistra alla giornata del 12 marzo. La difesa della Costituzione, così come essa è stata scritta dai costituenti, è la garanzia di un'Italia giusta, egualitaria, legale, repubblicana. E' una risposta agli attacchi quotidiani, volgari e incompetenti, di chi pensa che l'esercizio unilaterale del potere sia la forma della modernità e dell'efficienza. Noi della Federazione della Sinistra saremo felici di sfilare a fianco delle donne e degli uomini che amano e lottano per la democrazia. Porteremo con orgoglio la Costituzione e la bandiera italiana, entrambi simboli unitari, contro i tentativi in atto di spaccare il paese, dividere i lavoratori abolendo il contratto nazionale di lavoro, praticare un bieco federalismo in cui l'egoismo dei ricchi si esercita indebolendo ulteriormente i poveri.
- Oliviero Diliberto.

lunedì 28 febbraio 2011

Acqua: di chi è la colpa?

Eravamo stati facili profeti quando, nel commentare lo scorso dicembre la legge regionale sulle grandi concessioni, avevamo cercato di allertare l’opinione pubblica della nostra provincia sul fatto che il testo approvato al Pirellone avrebbe potuto essere impugnato perché mal formulato e contraddittorio in alcuni punti con la normativa esistente.

L'IPOTESI AVANZATA
L’impugnazione da parte del Governo su indicazione del ministro per i Rapporti con le regioni fitto di alcuni commi delle leggi 19 e 21 e il rimando del testo alla Corte costituzionale per un giudizio sulla sua coerenza con le disposizioni nazionali e comunitarie confermano i rilievi da noi avanzati.
Quanto successo contrasta in modo evidente con la sicumera con la quale il presidente della Provincia aveva allora risposto alle nostre osservazioni, contestandole perché, a suo dire, giuridicamente infondate e politicamente faziose.

LE DIGHE SONO A CASA
Oltre a mettere in guardia dal rischio concreto che qualche inciampo giuridico avrebbe potuto occorrere, avevamo allora puntato l’indice contro l’uso propagandistico della vertenza idroelettrica fatta dal Carroccio con la campagna pubblicitaria “Le dighe sono a casa. Grazie Lega”, avevamo denunciato le quantificazioni fantasiose sull’entità delle risorse che sarebbero derivate alla provincia e avevamo sostenuto la tesi che il progetto presentato più che tutelare gli interessi dei valtellinesi salvaguardava quelli dei potentati idroelettrici, in primo luogo A2A, concedendo qualche dividendo ai partiti di governo in Provincia per oliarne clientele e consenso elettorale.
Nella polemica di allora non era mancata l’accusa, rivolta all’opposizione, di “lesa valtellinesità”. Dopo l’impugnazione della Legge regionale, oggi la Lega è alla ricerca affannosa di qualche capro espiatorio da presentare all’opinione pubblica provinciale per tamponare gli effetti negativi dello stop imposto da Roma.

LA QUINTA COLONNA
Per trarsi dagli impicci in cui l’ha messa la mossa del ministro Fitto, la Lega ripropone oggi lo stesso richiamo all’unità della valle, ma mentre allora si trattava di rispondere a qualche puntura di spillo proveniente dall’opposizione di sinistra, oggi si deve giustificare un colpo basso che viene direttamente dal governo di centrodestra. Si tratta di una situazione più insidiosa.
Ecco allora comparire l’ipotesi di una fantomatica quinta colonna anti-valtellinese annidata nei palazzi romani, quel gruppo di “alti funzionari di 5 o 6 ministeri”, che secondo il consigliere regionale Parolo, all’insaputa del governo e in combutta con l’opposizione, avrebbe ordito il complotto.
Si tratta, in tutta evidenza, di un patetico espediente con il quale il centrodestra provinciale cerca di sottrarsi alle proprie responsabilità.

LA SINISTRA SI DEVE UNIRE
Giunti a questo punto, occorre cogliere l’occasione offerta dal blocco della legge per riprendere in mano l’intera questione. Non si tratta solamente di apportare qualche piccolo ritocco per consentire al progetto di poter ripartire, ma occorrerebbe metter mano all’intero edificio con l’obiettivo di un soluzione che veramente rappresenti gli interessi del territorio e di chi lo abita.
Su questo punto deve essere costruita una iniziativa di tutta la sinistra e delle forze di centrosinistra, che devono uscire dalla condizione subalterna alla Lega che ne ha caratterizzato fino ad oggi il profilo, come dimostrano il voto favorevole del PD all’articolo 53 e il comportamento che in Consiglio provinciale con poche e lodevoli eccezioni ha avuto l’opposizione . Su questa proposta sarà impegnata nei prossimi giorni la Federazione della Sinistra.

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