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martedì 10 dicembre 2013

DOCUMENTO FINALE APPROVATO DAL IX CONGRESSO NAZIONALE DI RIFONDAZIONE COMUNISTA - PERUGIA 8/12/2013

Il 9° Congresso Nazionale del Partito della Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, riunitosi a Perugia il 6/7/8 Dicembre 2013, sentita la relazione del segretario uscente Paolo Ferrero e sentito il dibattito, impegna il Partito tutto a lavorare già dalle prossime settimane secondo quanto deliberato dai congressi di circolo del Partito, attraverso il voto degli iscritti e delle iscritte. Iscritti ed iscritte che ringraziamo per aver partecipato ai congressi di circolo e per essere, con la loro generosa militanza, il vero patrimonio del nostro Partito.

Occorre da subito continuare nel lavoro di costruzione del più ampio movimento di massa di opposizione al governo Letta, alle politiche di austerità imposte dall’Unione Europea e nella difesa della costituzione nata dalla Resistenza. La Costituzione è oggetto di un vero e proprio attacco da parte della maggioranza del Parlamento. Una maggioranza che è delegittimata ad operare qualsiasi modifica alla nostra carta fondamentale , anche alla luce della recente decisione della Corte Costituzionale di dichiarare anticostituzionale l’abnorme premio di maggioranza della legge elettorale Calderoli, grazie al quale già si era operato nella precedente legislatura lo strappo dell’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione, attraverso la riforma dell’art. 81.
A tale proposito, il PRC ritiene istituzionalmente inopportuno e gravissimo politicamente l’intervento del Presidente della Repubblica Napolitano, teso a prefigurare un nuovo impianto istituzionale ed elettorale della Repubblica in senso maggioritario, attraverso una prassi presidenzialista. Contro questo disegno, il PRC si è sempre battuto e si batterà, facendo appello a tutte le forze democratiche e antifasciste, a partire dal comitato per il 12 Ottobre, a far sentire il proprio dissenso e manifestare la loro contrarietà alla manomissione della nostra carta costituzionale e a rilanciare la battaglia per un sistema elettorale proporzionale. Il tentativo in corso di disinnescare gli effetti della sentenza della Corte Costituzionale sulla legge elettorale va contrastato sul piano politico e culturale. Il fallimento di venti anni di maggioritario e bipolarismo rende possibile riprendere a livello di massa la battaglia per la proporzionale. La crisi democratica che viviamo è conseguenza di quella sociale ed economica.
La crisi economica che viviamo in Italia è figlia del neoliberismo bipartizan, applicato su scala continentale dalla troika e dalla commissione europea, attraverso memorandum, Mes e Fiscal compact, e nel nostro paese aggravata delle grandi coalizioni e dai governi Monti e Letta. In nome dell’osservanza cieca dei trattati europei e del rientro dal debito, si sta portando avanti un attacco senza precedenti alle condizioni di vita di milione di donne e uomini, dei lavoratori, delle classi sociali più deboli. Si sta operando una nuova offensiva, che vede questo governo protagonista di una ennesima ondata di privatizzazioni, di vera e propria svendita del tessuto produttivo del paese, già segnato dagli effetti recessivi delle politiche di rigore fin qui applicate. Una crisi che vede drammaticamente crescere il divario e insopportabili disuguaglianze fra aree del paese e classi sociali. Una crisi che colpisce le fasce più deboli della popolazione, fra cui giovani , donne, con una disoccupazione ai massimi storici ed una precarietà divenuta esistenziale. Una crisi che vede approfondirsi elementi di regressione civile e culturale, solitudine e disperazione, paura e razzismo. Fra questi spicca il moltiplicarsi dei casi di femminicidio. La diffusa violenza maschile, fisica, materiale e simbolica, sul corpo delle donne, sono il segno di una crisi del maschile che ancora non sa porsi in relazione con la libertà femminile.
Nella costruzione di un movimento di massa contro l’austerità, il PRC deve impegnarsi nel ridare centralità al conflitto sociale e di classe. I caratteri della crisi dimostrano attualità della critica marxista dell’economia politica e delle teorie economiche dominanti, della centralità del conflitto di classe, pur nelle rinnovate forme derivate dalla nuovo composizione sociale del blocco sociale di riferimento. Qui siamo chiamati ad un salto di qualità della nostra iniziativa, innovando e estendendo le nostre pratiche di intervento sociale, dando priorità alla nostra capacità di iniziativa politica e organizzazione, alla modalità di lavoro dei nostri circoli. Il 9° congresso del PRC chiama il prossimo CPN ha dare centralità al lavoro di radicamento sociale del partito, di cura della sua presenza fra i lavoratori e le lavoratrici, i precari, i movimenti per la casa e il reddito, i migranti, a estendere e rafforzare le pratiche del partito sociale. Senza cambiare rapporti di forza nella società e senza una nostra capacità di essere presenti e promotori nelle lotte sociali, non può esservi alcun cambiamento dei rapporti di forza politici. Occorre inoltre una cura della sua capacità di autonomia attraverso l’autofinanziamento, della sua capacità di comunicazione, dotandosi di ulteriori strumenti, della formazione dei gruppi dirigenti e del loro necessario rinnovamento. Un rinnovamento che sia anche e soprattutto delle pratiche, mettendo in atto una democrazia degli iscritti, un modello di partito partecipativo e inclusivo. Un partito che superi il suo carattere sessuato e una pericolosa tendenza a rimuovere la questione di genere, come purtroppo emerso anche durante questo nostro consesso. Un partito che sappia dialogare e costruire relazioni stabili con il mondo della cultura e dell’intellettualità non organica al pensiero unico. Un partito che accolga le figure sociali della nuova composizione di classe. Occorre inoltre lavorare alla cura dell’organizzazione del partito, per un suo rilancio e per migliorarne la vita democratica, il coinvolgimento dei circoli, una verifica dei gruppi dirigenti basata sul lavoro politico svolto. A tale fine, il congresso del PRC da mandato al prossimo Cpn di convocare una conferenza di organizzazione del Partito, per definire le necessarie innovazioni alla sua modalità di funzionamento a tutti i livelli. Per apportare le necessarie modifiche statutarie derivanti dall’esito della conferenza, il congresso propone di riconvocare la platea dei delegati.
Dal punto di vista del conflitto sociale, pur in un quadro di mobilitazioni che a differenza del resto del sud europa rimane segnato dall’inerzia e dalla subalternità della gran parte del sindacalismo confederale al quadro politico, esistono positivi segnali in controtendenza, come dimostrano le mobilitazioni del 18 e 19 ottobre, le mobilitazioni dei lavoratori del trasporto pubblico a Genova e Firenze, le lotte nel settore della logistica, la manifestazione del 12 Ottobre a difesa della costituzione, l'iniziativa della Fiom e dei sindacati di base in tutti questi anni.
Il PRC è chiamato a dare maggior efficacia e coordinamento nell’iniziativa dei suoi iscritti nel lavoro sindacale, coordinandone l’attività al fine della costruzione del movimento di massa contro l’austerità. A tal fine, per il prossimo congresso della CGIL, auspichiamo la costruzione di una sinistra sindacale che possa aprire una battaglia politica per rilanciare il ruolo di classe della CGIL su punti dirimenti la politica economica, sociale e contrattuale, invertendone il segno moderato e adattativo al quadro politico.
In Italia pesa enormemente l’assenza del conflitto sociale organizzato , che ponga la questione del lavoro e della giustizia sociale , della redistribuzione della ricchezza al centro del dibattito politico, e senza il quale la crescente sofferenza sociale trova come sbocco quello della protesta populista o dell’astensione, o il rischio di essere attratto da proposte reazionarie. L’antifascismo per noi rimane valore indiscutibile e impegno d riaffermare
La battaglia sociale che dobbiamo promuovere è anche battaglia delle idee, di egemonia per la costruzione del blocco storico, di ricomposizione delle tante vertenze sociali e ambientali che attraversano il paese, come la No Tav, quella terra dei fuochi, le lotte in difesa del posto di lavoro e per i beni comuni, del precariato per il reddito sociale, della difesa della scuola e università pubblica.’, per la pace e contro la guerra, i No Muos e contro gli F35.
In questa direzione il PRC si impegna a fare del Piano per il lavoro e riconversione ecologica dell’economia la sua campagna di massa dei prossimi mesi, per rimettere a tema la necessità dell’intervento pubblico in economia e del mutamento di paradigma sull’idea di sviluppo. La recente tragedia che ha colpito la Sardegna, dimostra ancor di più come sia urgente e necessario , attraverso una programmazione pubblica, intervenire per il riassetto idrogeologico del territorio, e quanto l’idea liberista sia incapace di coniugare sviluppo sociale e salvaguardia dell’ambiente, di come la lotta per la trasformazione sociale connetta questione di classe e ambientale. L’austerità colpisce i diritti sociali anche attraverso il patto di stabilità imposto agli enti locali. Il Partito si impegna in una campagna contro i suoi vincoli e per la sua messa in discussione e sostiene pertanto l’esperienza della rete dei comuni solidali come delle amministrazioni che in varie forme si oppongono alla distruzione del welfare locale in nome del rigore. Il 9° congresso del PRC sostiene la campagna per l’amnistia sociale, contro la repressione dei movimenti sociali in atto.

Accanto e insieme al piano per il lavoro, Il PRC fa della lotta per la rottura con questa Unione Europea, per la messa in discussione della sua architettura istituzionale neoliberista e dei suoi Trattati, come il fiscal compact, Mes , Maastricht e Lisbona, il centro della sua proposta e iniziativa politica. La disobbedienza ai trattati e la costruzione di coalizioni sociali e politiche contro l’austerità a livello nazionale ed europeo sono una priorità e necessità. Senza mettere in discussione gli attuali assetti di potere in Europa, la sua natura antidemocratica e antipopolare, non è possibile uscire da questa crisi, che anzi si aggrava seguendo la via tracciata dalle elites europee di massacro sociale e distruzione del welfare e dei diritti . A tal fine il PRC sostiene la campagna per referendum consultivi sui trattati europei e le comuni campagne con il Partito della Sinistra Europea, come quella contro il TTIP.
Il PRC è inoltre chiamato ad approfondire il dibattito su la possibile implosione dell’area euro e della moneta unica, come possibile conseguenza delle politiche di austerità, e sulle possibili proposte alternative e eventuali strategie di uscita, in difesa dei lavoratori e della sovranità popolare e democratica.
Nelle stesse ore in cui si chiude il nostro Congresso, si svolgono le primarie per l’elezione del nuovo segretario del PD, il cui probabile esito sancirà una nuova svolta moderata e centrista. Una svolta che si accompagna ad un quadro europeo segnato dalla nascita della grosse koalition in Germania e che chiude ogni illusione riguardo possibili mutamenti di rotta della socialdemocrazia europea nei riguardi dell’austerità.
Per tali ragioni è ancor più necessario rimettere in campo una proposta per la sinistra nel nostra paese.
Contro la grande coalizione europea e italiana, occorre costruire una sinistra alternativa e autonoma dal centrosinistra, che si unisca su un chiaro programma di lotta all’austerità, di rottura con il modello neoliberista di questa unione europea, per un’uscita da sinistra dalla crisi.
Ferma restando la necessità del Prc come organizzazione politica dei comunisti, che è aperta al confronto sul tema dell’unità con le altre forze comuniste, nella chiarezza della scelta strategica di autonomia dal centro sinistra e di innovazione politico culturale nel senso della rifondazione. Come nel resto d’Europa - e le esperienza del Front de gauche, Izquierda Unida, Syriza ne dimostrano la fattibilità - insistiamo nel proporre un processo di aggregazione dal basso, democratico e partecipativo della sinistra di alternativa e delle forze antiliberiste e anticapitaliste del nostro paese, che si connoti per l’autonomia e l’alterità rispetto al centrosinistra e al Partito Democratico. In questa direzione, il IX congresso del PRC impegna il Partito nel far crescere e avanzare per le prossime elezioni europee la costruzione di una lista di sinistra e contro l’austerità, che faccia riferimento alla Sinistra Europea e al Gue, e che riunisca intorno alla candidatura di Alexis Tspipras le forze della sinistra alternativa , i movimenti e le singole personalità che condividono il programma comune di lotta all’austerità, per i lavoro, la difesa dei beni comuni e dei diritti sociali. Una lista che dia voce ai precari, a lavoratori, a tutti popoli europei che resistono agli effetti nefasti delle brutali politiche di austerità imposte dalla Troika e dall’UE, e di cui la lotta del popolo greco e di Syriza rappresenta il punto più alto e la dimostrazione che è possibile un’uscita a sinistra dalla crisi.

giovedì 7 marzo 2013

Dimissionaria la Segreteria Nazionale di Rifondazione Comunista

In segutio alla grave sconfitta elettorale del 24-25 Febbraio, la segreteria nazionale del Partito della Rifondazione Comunista ha rimesso il suo mandato nelle mani del Partito. Qui il comunicato.

 La segreteria nazionale di Rifondazione Comunista, riunita per valutare i risultati delle elezioni politiche, desidera innanzitutto ringraziare le compagne e i compagni per la generosità del loro impegno personale, sia sul piano politico che organizzativo. Le compagne e i compagni di Rifondazione sono stati infatti la spina dorsale della campagna elettorale di Rivoluzione Civile sui territori.
Il risultato di Rivoluzione Civile è stato negativo. Non siamo riusciti in campagna elettorale a far emergere il profilo antiliberista, di sinistra e popolare della lista, che è rimasta schiacciata tra le spinte al voto utile e quelle al voto di protesta. Al di là di ogni altra considerazione, l’insuccesso della lista ha quindi una precisa ragione politica nell’incapacità di interpretare ed intercettare il forte disagio sociale e il largo dissenso verso le politiche di austerità.
Le elezioni ci consegnano un quadro terremotato, un quadro di crisi organica del sistema in cui la crisi sociale si salda con una crisi istituzionale e con la completa delegittimazione del sistema politico. Un quadro di crisi organica in cui il paese non si riconosce nelle politiche neoliberiste e nel sistema politico ma non ha maturato e non ha a disposizione alcuna alternativa. Non a caso escono penalizzate le forze che più si sono identificate con le politiche di austerità e con la governabilità, a partire da Monti per arrivare fino al PD. Parallelamente Berlusconi è stato premiato per il suo smarcarsi dalle politiche del governo Monti e Grillo risulta il vero vincitore delle elezioni perché è stato individuato come il veicolo più efficace contro il sistema politico in quanto tale e le politiche economiche che lo hanno caratterizzato. Il risultato del voto non è quindi una rivoluzione ma l’approfondirsi della crisi del sistema, crisi plasticamente rappresentata dall’impossibilità di determinare in parlamento una maggioranza di governo.
L’ingovernabilità e la crisi verticale del sistema politico è anche il risultato perverso della forzatura antidemocratica attuata da Napolitano – sotto dettatura dei poteri forti – nel novembre 2011. Il rischio è che adesso le classi dirigenti facciano una ulteriore forzatura per proseguire le politiche di rigore e austerità: che di fronte all’assenza del consenso popolare, puntino ad uno scardinamento costituzionale in senso presidenzialista per determinare in forma autoritaria quella governabilità che non sono stati in grado di costruire attraverso il consenso attivo.
Noi ci opponiamo radicalmente a questa prospettiva e proponiamo l’abbandono delle politiche neoliberiste e la ricostruzione democratica partecipata di un rinnovato sistema politico basato su un sistema elettorale proporzionale. Crisi sociale e crisi istituzionale hanno cioè una soluzione solo nella direzione di maggiore giustizia sociale e maggiore democrazia.
A tal fine è necessario rilanciare con forza la costruzione di un polo politico della sinistra antiliberista e proponiamo che Rivoluzione Civile dia vita ad un vero e proprio processo costituente, democratico e partecipato.  Parallelamente è necessario rafforzare e qualificare l’azione di Rifondazione Comunista che di questo processo di unità della sinistra antiliberista deve essere motore e protagonista.
Per aprire la discussione sui risultati elettorali e sulla ridefinizione del nostro progetto strategico – che dovrà trovare nei tempi e nei modi opportuni una sistematizzazione congressuale – è convocata per venerdì 1 marzo la Direzione Nazionale e per il 9/10 marzo il CPN, a cui la segreteria nazionale rimetterà il suo mandato.

giovedì 17 gennaio 2013

Cari compagni e compagne, è nata la Rivoluzione Civile

Lettera del Segretario Nazionale del PRC ai militanti: cari compagni e compagne, è nata Rivoluzione Civile!


Cari compagne e compagne,
vi scrivo per la seconda volta in pochi giorni. Lo faccio ed alla vigilia di una importante campagna elettorale per cercare di riassumere il senso del nostro impegno in RIVOLUZIONE CIVILE con Ingroia candidato presidente.
Innanzitutto considero un successo politico essere riusciti a dar vita a questa lista autonoma dal PD. Erano anni che ci lavoravamo e ancora poche settimane a molti fa pareva una impresa impossibile. Non solo, il programma di questa lista, pur non raccogliendo completamente il nostro programma, è buono. Vi sono le cose fondamentali che vanno dette per disegnare una alternativa: dal no al fiscal compact e alla Tav in avanti. Inoltre in questi giorni è stato definitivamente accantonata l’idea di fare la desistenza al Senato nei confronti del centro sinistra. Si sarebbe trattato di una scelta suicida che avrebbe trasformato la lista ad una sorta di appendice minoritaria del PD, priva di prospettiva e progetto politico. RIVOLUZIONE CIVILE si presenta quindi agli elettori come polo politico autonomo dal centro sinistra, esattamente come noi volevamo.
Com’è noto questa lista è il frutto di un accordo tra 6 movimenti politici (Rifondazione Comunista, PdCI, IdV, Verdi, Movimento arancione di de Magistris, Rete 2018 di Orlando) e Antonio Ingroia che è il candidato presidente. Purtroppo le vicende di Cambiare si può hanno impedito che questo processo fornisse un contributo decisivo e positivo alla costruzione della lista. Così tutto il percorso di partecipazione democratica avviato con le assemblee di cambiare si può è rimasto privo di uno sbocco politico e le dinamiche di costruzione delle liste – anche a causa della totale mancanza di tempo - non hanno avuto passaggi di legittimazione democratica. La stessa drammatica mancanza di tempo per far conoscere la lista ci ha portato a scegliere di inserire il nome di Ingroia nel simbolo, cosa che certo non corrisponde alla nostra cultura politica ma che è indispensabile per rendere riconoscibile una lista appena nata. Frutto di questo accordo è stata così la costruzione di liste in cui la maggioranza degli eletti sarà espressione della società civile. In questo quadro abbiamo candidato 10 compagni e compagne indicate dalla Direzione Nazionale che hanno la possibilità di essere eletti a seconda della percentuale che prenderà la lista. Con il 4% ci saranno due eletti, con il 4,5 saranno 3 e così via aumentando. Oltre a questi vi è un centinaio di altri compagni e compagne presenti nelle liste in posizioni più arretrate.
La prima cosa da sottolineare è quindi che il voto che ognuno e ognuna di voi esprimerà, non servirà solo ad eleggere coloro che sono in lista nella vostra circoscrizione ma servirà ad eleggere compagni e compagne che sono nelle altre circoscrizioni. I voti infatti si sommano sul piano nazionale e solo un risultato positivo in termini complessivi permetterà l’elezione dei compagni e delle compagne indicati da Rifondazione. Questo è il punto fondamentale da tener presente: ogni mancata partecipazione alla campagna elettorale, in qualunque parte del paese, è un modo per impedire al nostro partito di rientrare in parlamento, è un atto ostile contro rifondazione comunista e il suo progetto politico. La mancata partecipazione alla campagna elettorale è un suicidio politico, non un atto di protesta.
Lo dico perché la formazione delle liste ha prodotto grandi malumori, quasi tutti comprensibili ma mio parere quasi tutti esagerati. Se si fa una lista con altri partiti e movimenti – scelta decisa dal partito nella perfetta consapevolezza che da soli non avremo preso nemmeno un deputato – è poi inutile lamentarsi del fatto che nella maggioranza delle teste di lista non ci sono nostri compagni o che vi è il leader di un altro partito capolista nella nostra circoscrizione. Se Ferrero è nella testa di lista a Torino, di Pietro lo sarà a Milano. Non è pensabile che i nostri ci siano e gli altri debbano scomparire. La stessa cosa vale per liste: essendo liste a maggioranza di società civile e quindi per meno della metà composte da esponenti di partito, per forza di cose i nostri compagni e compagne sono una piccola minoranza della lista e non sempre saranno nella parte alta della lista. Così come è successo agli altri.
Il punto fondamentale allora non è di lamentarsi se nella circoscrizione in cui votiamo il nostro sta al decimo o al ventesimo posto, ma di sapere che il nostro voto è decisivo per portare in parlamento una pattuglia di deputati in opposizione alle destre e al governo Monti Bersani e ad eleggere il compagno o la compagna di rifondazione comunista a prescindere da quale è la circoscrizione in cui è candidato e candidata.
In questo quadro, per il Senato - che ha collegi a base regionale - in 4 situazioni il capolista di RIVOLUZIONE CIVILE è un compagno o una compagna di Rifondazione e che quindi può essere eletto: Marino Andolini in Friuli Venezia Giulia, Giovanna Capelli in Lombardia, Roberta Fantozzi in Toscana e Marco Gelmini in Umbria.
In questa lista – messa in piedi in poche settimane - vi sono moltissime contraddizioni e certo non è omogenea sul piano politico. Rivoluzione Civile non è Syriza o il Fronte de Gauche. Rivoluzione Civile è uno spazio politico a sinistra del PD, in cui noi siamo, con ogni evidenza, il partito più a sinistra. Detto questo è bene evitare di gettare il bambino con l’acqua sporca: il progetto di Rivoluzione Civile non è solo utile ma necessario ed è il massimo che potevamo fare nelle condizioni date. Rivoluzione Civile è un passo in avanti anche se non è – perlomeno non è ancora – la costruzione di una forza unitaria della sinistra di alternativa. Dobbiamo lavorare affinché questo processo avanzi e il modo migliore per farlo oggi è quello di votare e far votare Rivoluzione Civile. Come abbiamo visto dopo il 2008, dopo le sconfitte si raccolgono i cocci. Dobbiamo far si che le elezioni del 24 febbraio 2013 con il successo elettorale di Rivoluzione Civile siano un punto di partenza. Per i comunisti e le comuniste , per la sinistra, per il movimento operaio.
Un caro saluto e buon lavoro
Paolo Ferrero

domenica 10 giugno 2012

Un salto di qualità per Rifondazione


documento CPN del PRC del 9-10/6/2012

Un Salto di qualità

Il Consiglio Politico Nazionale di Rifondazione Comunista ringrazia tutti i compagni e le compagne che hanno messo tutto il loro impegno nella campagna elettorale delle amministrative e nella piena riuscita della manifestazione del 12 maggio. Non si tratta di un ringraziamento rituale ma della piena consapevolezza che la nostra forza risiede nella libera adesione e nel lavoro gratuito che migliaia e migliaia di compagni e compagne danno al nostro partito.
Il risultato della tornata elettorale e la drammatica situazione in cui versa il paese ci chiedono un deciso salto di qualità nel lavoro politico. Il risultato elettorale di tenuta e l’ottima riuscita della manifestazione del 12 maggio ci permettono di affrontare questo compito con maggiore serenità e con la necessaria determinazione.
Il dato elettorale.
Il voto amministrativo ha registrato un vero terremoto politico. Una ulteriore riduzione della partecipazione al voto. La proliferazione di liste civiche che hanno raccolto oltre il 35% del totale dei voti espressi. La forte avanzata delle Liste 5 stelle, in particolare nel centro nord. Il pesante arretramento della Lega Nord e del PdL (hanno perso 2/3 dei voti in relazioni alle ultime regionali). Il significativo arretramento del PD (ha perso 1/3 dei voti in relazione alle ultime regionali). La disarticolazione del centro. Il pesante arretramento delle forze che sostengono il governo Monti.
In questo contesto, la Federazione della sinistra ha avuto un risultato di tenuta, positivo tenendo conto del terremoto che è avvenuto, ma che segnala però la nostra inadeguatezza nell’intercettare il crescente disagio sociale.
Gli elementi di fondo che emergono sono due:
In primo luogo, il disagio sociale determinato dalla crisi e dalle politiche del governo, assume le caratteristiche di una complessiva critica del sistema dei partiti e del sistema politico. Questo elemento è sovra determinante le stesse differenze tra le forze politiche in particolare nel cento Nord, in un contesto in cui il più forte fattore di produzione di antipolitica e di forme populiste è proprio il governo Monti. Si tratta di una situazione che ha qualche superficie di contatto con la situazione tedesca , dove il partito dei pirati ha raccolto larghe parti di criticità giovanile e che si differenzia molto dai risultati ottenuti in Grecia, Francia e Spagna dalle forze della sinistra di alternativa. La richiesta di cambiamento radicale – che si esprime attraverso le culture che vi sono a disposizione nella società - è vissuta in primo luogo come la richiesta di rovesciamento del sistema dei partiti e solo in seconda battuta come utilizzo dei partiti della sinistra per cambiare l’esistente.
In questo contesto assistiamo alla disarticolazione delle forme in cui erano aggregate e definite le forze di centro e di destra.

La situazione attuale
Ci troviamo quindi in una situazione in cui la crisi economica si intreccia con la crisi sociale e con la crisi del sistema politico. Una crisi organica del sistema in cui tutto cambia e in cui in particolare vengono oggi messi in discussione gli strumenti tradizionali dell’agire politico. Ecco così che la critica della casta e della politica assume un aspetto totalizzante che mette in secondo piano il tema delle scelte di politica economica. Così appare più radicalmente antisistema chi critica i partiti piuttosto che chi critica le banche. Se – come abbiamo detto più volte - la crisi è una crisi costituente che determinerà una trasformazione sociale, culturale e politica della profondità di una guerra, stiamo assistendo ai primi violenti scossoni di questa grande trasformazione. La situazione si è messa in veloce movimento e decisiva è la nostra capacità di aggiornare passo passo la nostra posizione al fine di essere efficaci nella battaglia politica per determinare una uscita da sinistra dalla crisi.
Dal Congresso ad oggi abbiamo seguito una linea politica corretta che ha messo al centro l’opposizione al governo Monti, il tema della costruzione del partito sociale e delle lotte, l’unità a sinistra.
E’ però evidente che quanto abbiamo fatto è stato utile e corretto ma non è sufficiente. Siamo in una fase di guerra di movimento e non di guerra di posizione e quindi non è sufficiente tenere la posizione ma è necessario muoversi rapidamente. A partire da questa consapevolezza dobbiamo sviluppare la nostra azione politica al fine di ottenere quella efficacia nel rapporto di massa che è per noi decisivo. E’ infatti del tutto evidente che la pura prosecuzione dell’azione politica sin qui condotta non è sufficiente a raccogliere il disagio sociale su un progetto di alternativa.
La riprogettazione della nostra azione deve avere tre indirizzi di fondo:
Occorre partire dalla critica della politica per arrivare alla critica dell’economia politica. Si tratta di connettere i due terreni e non di pensare di sostituire il secondo al primo. La critica della politica è oggi così forte da assumere un carattere non aggirabile per rendere efficace la critica del sistema economico. Questa critica riguarda anche noi e siamo chiamati ad una risposta in avanti. La critica del sistema dei partiti ha infatti una dimensione tale da rappresentare un punto di non ritorno: il nodo è se questa critica approderà alla demolizione della democrazia in nome della gestione tecnica degli interessi forti oppure se sfocerà in una rinnovata democrazia partecipata.
Sul terreno della critica della politica come attività separata noi siamo stati ad oggi molto timidi. Anche le giuste intuizioni hanno avuto difficoltà a trasformarsi in pratiche politiche ed in una nuova identità adeguata alla fase. Assumiamo troppo spesso un tratto difensivo di chi ha giustamente paura che venga gettato il bambino con l’acqua sporca ma in questo modo rischiamo di avere una pratica politica poco efficace. Basti pensare al tema della corruzione su cui non abbiamo insistito abbastanza, delle retribuzioni degli eletti e dello stesso tema del finanziamento pubblico dell’attività politica, che abbiamo accettato si restringesse al finanziamento pubblico dei partiti. Basti pensare alla Federazione della Sinistra che abbiamo proposto e praticato con l’intento di intrecciare pratiche sociali, culturali e politiche ma la cui realizzazione concreta non è che una copia sbiadita dell’obiettivo che ci siamo posti. Non è in primo luogo un problema di linea politica ma di forme concrete di un processo di effettiva riaggregazione della sinistra.
Il primo terreno di riflessione, ricerca ed azione riguarda la costruzione di un effettivo spazio pubblico della sinistra che faccia i conti fino in fondo con la critica della politica e sia portatore di una forte critica dell’economia politica. Occorre uscire da ogni politicismo per avviare un processo costituente di una sinistra di alternativa e di una terza repubblica basata sulla democrazia partecipata. Questo è l’obiettivo centrale che ci poniamo, che poniamo ai compagni e alle compagne con cui abbiamo costruito la Federazione della Sinistra, che poniamo al complesso delle forze e degli uomini e delle donne che vogliono costruire una sinistra antiliberista nel nostro paese. La costruzione di un processo inclusivo e partecipato, che allarghi il terreno della partecipazione politica unitaria a sinistra, la costruzione in Italia del corrispettivo di Syriza, del Front de Gauche, di Izquierda Unida è l’obiettivo fondante il nostro progetto politico, a cui subordinare ogni tattica politica e su cui lavorare nei prossimi mesi.
In secondo luogo dobbiamo rafforzare enormemente la nostra capacità di produrre una demistificazione delle spiegazioni dominanti della crisi e delle ricette che vengono messe in campo e nello stesso tempo dobbiamo avanzare una proposta compiuta e comprensibile di una politica economica radicalmente alternativa. In questo quadro decisivi sono i terreni della formazione e della elaborazione partecipata del programma per uscire a sinistra dalla crisi.
In terzo luogo dobbiamo riorganizzare il partito al fine di renderlo più efficace nella costruzione del conflitto e nella costruzione delle pratiche mutualistiche e del partito sociale. La nostra risposta alla critica della politica non deve concedere nulla ad una idea di delega al leader o alla personalizzazione della politica. Noi dobbiamo costruire una risposta alla critica della politica basata sull’autorganizzazione dei soggetti sociali su tutti i terreni: sociale, culturale, politico. Questa è la frontiera che oggi deve porsi un partito comunista per essere protagonista dello scontro sociale.
A tal proposito individuiamo i seguenti terreni di sviluppo del concreto lavoro politico:
1) Prosecuzione e intensificazione della mobilitazione per impedire la riforma del lavoro, la manomissione dell’articolo 18 e proponendo il reddito sociale. Occorre determinare la visibilità a livello di massa della nostra ferma opposizione, annunciando il referendum su queste norme.
2) Costruzione di una campagna per abolire l’IMU e sostituirla con la Patrimoniale.
3) Costruzione di una campagna contro il Fiscal Compact con l’obiettivo di impedirne l’approvazione a parte del Parlamento.
4) Costruzione di una bozza di programma da far discutere nel corso dell’estate e su cui costruire un confronto largo con le forze della sinistra di alternativa e a livello di massa.
5) Lancio nel mese di luglio di una campagna sulle emergenze sociali e democratiche con la raccolta di firme su 3 leggi di iniziativa popolare su cui raccogliere le firme durante l’estate.
- Politiche pubbliche per:
la creazione diretta da parte pubblica di un milione di posti di lavoro in settori ad alta intensità occupazionale, nel riassetto del territorio, nell’ efficientamento energetico degli edifici e in un piano di “piccole opere”, in sinergia con gli enti locali e dentro la definizione di meccanismi partecipativi di indirizzo e controllo;
il rilancio di un intervento sul terreno delle politiche industriali in particolare attraverso un piano per la mobilità sostenibile (cantieristica, trasporto ferroviario, trasporto pubblico locale, mobilità privata) e lo sviluppo delle energie da fonte rinnovabile.
- Istituzione del reddito sociale, secondo il modello della risoluzione europea del 20 ottobre 2010 sul reddito minimo garantito, volta ad affermare la necessità che tutti gli stati adottino norme che assicurino almeno il 60% del reddito mediano alle persone a rischio di esclusione sociale. Campagna da sviluppare assieme alla raccolta di firme sull’ICE europea, che siamo impegnati a far sostenere a tutto il partito della Sinistra Europea.
- Inserimento in Costituzione dopo l’approvazione della modifica dell’articolo 81, dell’obbligo di destinazione di una quota fissa di risorse derivanti dalle entrate dello Stato, delle Regioni, dei Comuni, alla garanzia diretta o indiretta dei diritti sociali, secondo il modello della Costituzione brasiliana (proposta Ferrara).
- ripristino di un corretto sistema pensionistico pubblico che superi riforma Monti.

6) Apertura di una campagna referendaria, con la costruzione di Comitati referendari il più ampi possibile e prevedendo la raccolta di firme nel corso del 2013, su:
- il ripristino dell’articolo 18
- l’abrogazione dell’articolo 8 della manovra di agosto del governo Berlusconi.
- L’abolizione delle tipologie lavorative più precarizzanti.

sabato 31 marzo 2012

Resoconto della Direzione Nazionale


di Stefano Galieni

Si è riunita ieri la Direzione nazionale del Prc che aveva all’ordine del giorno 3 punti. Si è proceduto alla scelta di affidare in base allo statuto e in regime di commissariamento la federazione provinciale di Milano al compagno Ugo Boghetta, già segretario regionale uscente della Lombardia. Un atto reso necessario dalla manifestata impossibilità ad individuare, sin dal novembre scorso una indicazione condivisa nel Cpf verso un segretario/a. Il commissariamento durerà il tempo necessario per giungere al congresso straordinario.Questa scelta è stata considerata sbagliata dagli esponenti del secondo documento congressuale, che hanno chiesto un rinnovamento del gruppo dirigente. Sui 22 presenti al momento del voto in 13 hanno espresso parere favorevole 6 contrario e in 3 hanno scelto l’astensione. Si è poi affrontato il nodo doloroso di Liberazione, con un Odg posto ai voti in cui si definisce tanto la sospensione delle pubblicazioni quanto l’apertura di una fase di rilancio.

Marco Gelmini, in qualità di amministratore delegato della M.r.c ha ricostruito in un articolato intervento le fasi della vicenda e le motivazioni che portavano a tale inevitabile scelta. Intanto si è precisato per l’ennesima volta che la parte del fondo dell’editoria relativa all’anno 2011 e che verrà erogata a fine 2012 non coprirà che in parte quanto anticipato, mediante cessione di credito, dal partito. In pratica è impossibile proseguire con le pubblicazioni in assenza di liquidità Il futuro sarà determinato fondamentalmente da 3 elementi. Le modalità del nuovo regolamento che chiariranno se e quanto potrà giungere dal finanziamento pubblico per il quotidiano on line, una certezza sull’entità dei fondi previsti per il 2012 e infine capire se dal 2013 in poi verranno o meno ristabilite forme di sostegno all’editoria di partito, cooperativa e no profit. Gelmini ha ricostruito il bilancio, politico e sindacale di 3 mesi di trattative, spesso conflittuali e ha rilanciato, come da Odg, la necessità di un rilancio attraverso una campagna straordinaria da far partire per ricostruire il capitale di rischio di Liberazione e sperare di poter tornare in qualche forma almeno nell’edicola virtuale della rete, malgrado le manovre governative che vogliono soffocare ogni forma di editoria indipendente dai poteri forti. È stata letta una lettera aperta firmata dall’assemblea dei lavoratori di Liberazione in lotta, per cui si prospetta la Cig in attesa che il quotidiano possa riuscire, e ci sono stati interventi di diverso orientamento rispetto alla ricostruzione fatta. Comune però la percezione di quanto la sospensione del quotidiano rappresenti un elemento di rottura che va ricomposto e su cui è necessario tornare a discutere. Per il giornale sono intervenuti Fabio Sebastiani, che ha accentuato una considerazione di sconfitta sul terreno dell’innovazione comunicativa e il direttore Dino Greco che ha chiesto al partito un impegno concreto e collegiale per il futuro come finora non c’è stato. L’Odg è stato votato in due parti separate. La prima, in cui si ricostruisce la vicenda e si da mandato alla Mrc di concludere il confronto sindacale e la seconda in cui si prospetta il rilancio. Quest’ultima ha ottenuto 24 voti su 25 mentre sull’intero testo hanno votato a favore 23 compagni/e e 3 contrari/e. In conclusione Paolo Ferrero ha aperto una discussione sulla fase politica, premettendo una propria forte presa di posizione su Liberazione e sulle vicende che hanno animato gli ultimi mesi ringraziando Marco Gelmini per il lavoro svolto. Entrando nel vivo delle vicende politiche Ferrero ha evidenziato come la presa di posizione del Pd in merito all’articolo 18 (reintegra se decisa dal giudice) ha tatticamente ricompattato il partito ma rischia di rivelarsi strategicamente inefficace. Si aprono quindi spazi, nel peggioramento della crisi e nell’evidenziarsi di come il governo Monti si stia rivelando un vero governo di destra, su cui è necessario agire. Per questo è necessario intensificare l’impegno nelle questioni riguardanti la riforma del mercato del lavoro, prestando ancora più attenzione a quanto accade nel mondo sindacale, mobilitarsi contro la riforma delle pensioni e rinnovare l’appoggio allo sciopero generale e spendere maggiori energie per affrontare singoli nodi della crisi. Una attenzione maggiore a quanto sta avvenendo in tema di pressione fiscale, si pensi a quando si dovrà iniziare a pagare l’Imu, è urgente e necessario. In attesa di poter poi giungere ad una manifestazione nazionale della FdS, Ferrero ha rinnovato l’appello ad una presenza forte del partito alla manifestazione di domani a Milano che, nel cuore finanziario della città, mette in discussione la logica del debito. Un passaggio è stato ovviamente riservato alle proposte che si vanno facendo di riforma elettorale, su cui è importante prendere posizione partendo dal fatto che qualsiasi sistema che tenda al proporzionale è migliore del maggioritario.

martedì 6 dicembre 2011

VIII Congresso del Partito della Rifondazione Comunista.

L'VII Congresso del PRC si è svolto a Napoli dal 2 al 4 Novembre. Le registrazioni di tutti i tre giorni di lavori sono disponibili sul sito di Radio Radicale. Qua pubblichiamo le conclusioni del Segretario Nazionale Paolo Ferrero, il documento politico approvato dal congresso e i due documenti di minoranza respinti.


Documento approvato (votato anche dalla delegazione di Sondrio)

domenica 13 novembre 2011

sabato 5 dicembre 2009

Nuovo segretario del circolo di Sondrio

Il direttivo del circolo di Sondrio del Partito della Rifondazione Comunista Venerdì 4 Dicembre ha all’unanimità eletto il nuovo segretario: Federico Credaro.
Federico Credaro 20 anni, studente universitario iscritto al PRC da 3 anni è uno dei nuovi giovani dirigenti a cui Rifondazione Comunista sta affidando il compito del rilancio del partito nella nostra provincia.

Sondrio, 04/12/09

Massimo Libera
Segretario prc federazione di Sondrio

sabato 29 agosto 2009

Festa di Liberazione



La festa provinciale di Liberazione quest'anno sarà il 4 e il 5 settembre al giardino della Società Operaja (mappa)

mercoledì 12 agosto 2009

Berlinguer interviene nel congresso del PD, mentre Rifondazione....

E così, mentre d'estate Rifondazione Comunista è impegnata a sostenere la lotta degli operai INNSE, a portare soccorso ai terremotati dell'abruzzo che esistono anche dopo il G8 e, nel piccolo della nostra valle, a placcare il caro-libri scolastici, anche il resto della politica si muove.

Il congresso del Partito Democratico sta per entrare nel pieno; tra un dibattito sullo stupratore seriale di Roma, uno su Beppe Grillo e uno sui rimborsi spese di dieci anni fa del senatore Marino, arriva la bomba: direttamente dall'aldilà interviene Enrico Berlinguer in persona!


martedì 12 maggio 2009

Partito della Rifondazione Comunista - Federazione di Sondrio

Benvenuti nel blog della Federazione di Sondrio del Partito della Rifondazione Comunista!

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