martedì 14 giugno 2011

E' la nostra vittoria, di chi ha lottato dal primo giorno. Ora non fermiamoci.


E’ la nostra vittoria (di chi ha lottato dal primo giorno). Ora non fermiamoci.

Il quorum è raggiunto e abbondantemente superato. La maggioranza degli italiani è andata a votare ed ha votato compattamente quattro sì, per difendere l’acqua pubblica, per contrastare il nucleare e per ribadire che la giustizia è uguale per tutti, per noi comuni cittadini come per il nostro premier. È un risultato immenso, grande tanto quanto la generosità di tutti coloro i quali hanno dedicato anima e corpo ad un’idea che ai più, all’inizio, sembrava impossibile.
Oggi, invece, la maggioranza del popolo italiano ha scritto una pagina importante della nostra Storia democratica.
Non è sufficiente un voto per riscattare la vergogna di questi anni cupi di regime berlusconiano, anni di indifferenza, ipocrisia, egoismo, razzismo, volgarità. Ma certamente il risultato di oggi è un segnale incontrovertibile, che va compreso dentro la storia recente di questi mesi.
E allora lo sciopero generale, la resistenza operaia a Pomigliano e Mirafiori, le lotte degli studenti e dei lavoratori precari, il protagonismo del nuovo movimento delle donne acquisiscono, alla luce dell’oggi, un significato ancora più generale. E con queste lotte la straordinaria mobilitazione dei giovani nell’Europride di sabato (un grido di libertà e di amore, contro l’ignoranza e la frustrazione di una cultura bacchettona decadente) e così anche il voto di Milano, Napoli e di tante altre città italiane.
Il quorum raggiunto è il sigillo più bello a questo vento di cambiamento che soffia forte e sembra non volersi fermare più.
Ora bisogna puntare ancora più in alto: non bisogna mollare la presa e bisogna mantenere alto il livello di mobilitazione e di partecipazione, perché l’insegnamento di questi mesi è che la delega in bianco non serve più e al suo posto serve l’impegno diretto di ciascuno di noi.
Non dobbiamo mollare la presa e dobbiamo raggiungere rapidamente il prossimo obiettivo: costringere Berlusconi alla ritirata e ad andarsene. Il risultato del referendum lo ha già costretto a rinunciare pubblicamente al nucleare. Dobbiamo costringerlo – anche sulla spinta del referendum – a rinunciare al suo ruolo e al suo governo e fare in modo che il presidente della Repubblica sciolga le Camere e indica nel più breve tempo possibile nuove elezioni, perché l’unica possibilità credibile e democratica per il Paese è che si vada a votare, senza pasticci e governi di transizione.
Ma cacciare Berlusconi (e tornare al voto) non è sufficiente. Il referendum ci suggerisce anche un secondo obiettivo: dobbiamo capitalizzare l’eccezionalità del risultato, chiedendo coerenza anche a quelle forze che hanno sostenuto soltanto all’ultimo la campagna referendaria. Al Partito democratico, a Bersani, va detto chiaramente che sull’acqua non si può più scherzare e che la liberalizzazione (che il Pd difende, a livello nazionale come nei diversi Comuni e nelle diverse Province) equivale esattamente alla privatizzazione.
Non è più il tempo del “ma anche” e del cerchiobottismo.
È il tempo in cui il nostro popolo (eterogeneo ma unito, grande al punto da essere maggioritario) indica alla politica una via d’uscita dal pantano berlusconiano. Con una grande capacità di costruire consenso (il quorum è stato raggiunto perché non hanno votato soltanto i militanti o gli attivisti) e al contempo con grande chiarezza e radicalità nei contenuti.
Esattamente quello che la sinistra dovrebbe essere in grado di fare, rimanendo unita ma senza sacrificare la coerenza e l’asprezza delle proprie posizioni.
Tra pochi giorni (il 24 giugno) inizia a Genova il mese di iniziative dedicate al decennale del Social Forum 2001.
Il movimento dei movimenti è probabilmente il fratello maggiore di questa nuova assunzione di responsabilità collettiva, di questo straordinario vento di cambiamento.
Troviamoci tutti a Genova, fratelli maggiori e fratelli minori, e prendiamo per mano una politica che a sinistra è ancora ingessata, ingabbiata nei tatticismi, nei rancori e nelle invidie personali.
Riprendiamo in mano il nostro futuro, il destino della nostra generazione e il destino del nostro Paese. È il momento giusto per farlo.

lunedì 13 giugno 2011

VITTORIA!

Dall’esito del voto che si sta ormai delineando arrivano due messaggi forti e chiari. Il primo è che i cittadini bocciano in massa quattro norme di legge approvate dal governo Berlusconi. Una sonora bocciatura che, dopo quella delle recenti elezioni, dovrebbe indurre il premier a trarre le dovute conseguenze: tornare a casa e ridare la parola al popolo italiano. 

Il secondo messaggio, ancora più importante, arriva in particolare dai referendum sull’acqua ed è diretto agli schieramenti di centrosinistra e centrodestra, che i questi anni hanno entrambi fatto a gara per privatizzare, liberalizzare ed assecondare le pretese della grande imprenditoria confindustriale. Dopo oltre un ventennio di incontrastato “pensiero unico” liberista, il popolo italiano dice forte e chiaro che non si fida del mercato e dell’invadenza del privato, con le sue logiche del massimo profitto ad ogni costo. 

Le ragioni della grande impresa non sono le ragioni del Paese. I cittadini chiedono garanzie, giustizia sociale e diritti per tutti. Lo chiedono alla politica, al sistema pubblico; e chiedono a gran voce di poter contare, cambiare la politica, dire la propria, come in questo caso, ben oltre l’espressione del voto elettorale. 

sabato 11 giugno 2011

Intervista a Gianni Rinaldini: «Siamo alla fine del contratto nazionale e della democrazia»

di Fabio Sebastiani (Liberazione del 11/06/2011) 
«La Cgil non può votare quell'avviso comune» 
Stando a quanto scrivono i giornali siamo vicini a una nuova svolta nell'attacco al contratto nazionale. 
Siamo all'accelerazione. Le parti sindacali saranno convocate a metà della prossima settimana per definire, o con un accordo tra le parti o con un avviso comune, le questioni relative alla rappresentanza e all'erga omnes dei contratti e le relative forme di validazione. 
Vogliono implementare l'accordo separato del 2009 soprattutto per quel che riguarda le deroghe. Faccio presente che nell'accordo separato dei metalmeccanici le deroghe sono previste su tutte le materie. L'obiettivo è quello di arrivare alla possibilità di sostituire il contratto nazionale con i contratti aziendali. Che è in sostanza quello che chiede la Fiat, ma che in realtà è scritto nella relazione della Marcegaglia all'assemblea della Confindustria. Evidentemente, la Fiat ha chiesto tempi più rapidi, preoccupata da quello che può essere l'esito della denuncia presentata dalla Fiom. 

Addio al contratto nazionale, quindi, attraverso l'estensione del modello Fiat. 

Siamo di fronte a una operazione che chiude la partita sulla validazione degli accordi ricalcando il modello di relazioni sociali e sindacali degli Stati Uniti. Ovvero, non c'è più il contratto nazionale. L'azienda decide su cosa gli conviene fare e sulle forme di validazione. Una operazione non solo antidemocratica ma di salvaguardia delle burocrazie sindacali e padronali. E' ridicolo oggi pensare che, con tutto quello che sta succedendo non solo in Italia ma nel mondo, i lavoratori e le lavoratrici non abbiano il diritto di votare su quel che li riguarda. Alla faccia di quelli che parlano di innovazione e di cambiamento, secondo i quali a Cgil e la Fiom, sarebbero un elemento di conservazione. E' vero l'opposto, perché gli imprenditori hanno in mente solo i loro interessi. 
Credo che qualsiasi ipotesi che non preveda il riconoscimento del contratto nazionale, l'erga omnes e il voto dei lavoratori e delle lavoratrici è non solo inaccettabile ma rappresenta una aggressione alla democrazia nei luoghi di lavoro. 





Non mi sembra che il Comitato direttivo nazionale abbia dato un mandato a firmare un impianto del genere. 
La Cgil non ha alcun mandato per firmare un accordo del genere, perché abbiamo deciso altre cose, che prevedono la certificazione e/o referendaria del voto dei lavoratori. E la certificazione non può che essere il referendum. Di fronte al precipitare della situazione gli organismi direttivi dovranno essere inevitabilmente convocati. Del resto, credo che non sfugga a nessuno che questo governo sia stato sostenuto da Cisl e Uil. Un quadro nettamente diverso da quello del '94 quando l'opposizione sociale creò le premesse per la caduta dell'esecutivo. Siamo l'unico paese europeo dove non c'è stata nessuna iniziativa di opposizione. C'è una specificità in Italia che riguarda l'atteggiamento di Cisl e Uil. 

Quindi, firmando l'accordo il governo riprenderebbe fiato. 
Se è un accordo come quello che si preannuncia non c'è dubbio che il governo riprenderebbe fiato. Sarebbe paradossale che la Cgil arrivasse a condividere una ipotesi di quella natura dove c'è lo zampino della Fiat, e che prevede di far fuori la Cgil. Credo che la Cgil non la firmi. 

Nessuno ne parla, ma il congresso della Cgil si chiuse con un documento in cui si parlava di aumento del salario. 
Non si discute solo sulla Fiat ma si arriva al sistema complessivo che riguada tutti i lavoratori. Il quadro cambia completamente, e quindi anche la parte sul salario. 
La prima questione che avrà di fronte la Cgil è quali iniziative produrre. Anche perché si parla di mettere in campo una legge. Saremmo di fronte alla crisi dello spirito stesso della Costituzione. 

Se si andasse ad una nuova rottura sindacale il centrosinistra sarebbe in difficoltà... 
Anche a livello politico la questione della democrazia è un elemento di discrimine. Lo dico anche rispetto ai partiti. Primarie e non primarie eccetera, alla fine gli unici che non possono votare sono i lavoratori sul loro contratto. Vale più di cento documenti questo elemento nel rapporto con i lavoratori. E questo la dice lunga su quale modello si sta pensando rispetto al lavoro. Rimane un punto centrale, l'idea di uscire dalla crisi rilanciando lo stesso modello sociale che ha portato alla crisi, quello degli Usa, la demolizione dei diritti e delle tutele fino al superamento del contratto nazionale lungo un percorso dove la cosiddetta modernità vuole dire che la competitivtià di una azienda è rispetto ad un unico valore assoluto, il mercato.

giovedì 9 giugno 2011

Referendum: 4 si

Come richiesto dal Comitato Promotore dei Referendum per l'Acqua Bene Comune, come assolutamente naturale dato l'impegno fin dal primo momento della campagna, Rifondazione Comunista e la Federazione della Sinistra riconfermano i 4 si ai referendum del 12 e 13 Giugno.


Noi che assieme a tantissimi altri abbiamo promosso i referendum lavoreremo fino all’ultimo perché ottengano il quorum e voteremo 4 volte si.

  • Voteremo si perché abbiamo un’altra idea di sviluppo alternativa a quella di chi vuole imporci il nucleare;
  • voteremo si perché vogliamo una giustizia uguale per tutti,
  • voteremo si per liberare l’acqua dalla gestione dei privati
  • voteremo si perché l’acqua non è una merce.
 Noi che da sempre siamo stati contro il nucleare e contro le privatizzazioni, continueremo anche dopo il referendum perché vigileremo perché le ragioni del Sì si traducano in scelte e pratiche politiche coerenti.

lunedì 6 giugno 2011

GC e FGCI uniti: è nata l'Alternativa Ribelle!

GC e FGCI uniti!
Intervento di Simone Oggioni, Coordinatore Nazionale dei GC, all'assemblea fondativa di Alternativa Ribelle


GC e FGCI uniti!
Voglio ringraziare uno per uno i compagni e le compagne che hanno lavorato in questi giorni a questo appuntamento, che hanno lavorato in cucina, che hanno allestito e pulito la sala, non soltanto quelli che hanno scritto e preparato i documenti. Perché i nostri partiti e la sinistra vivono non soltanto di grandi idee e di grandi strategie, ma anche di questi piccoli gesti quotidiani di militanza e di dedizione. Ho chiesto la parola adesso perché vedo qui in sala tante compagne e tanti compagni a cui voglio bene, che fanno parte della mia famiglia, della mia comunità, del mio partito. Penso a Francesco, a Danilo, a Claudio e anche a Flavio e Anna, senza i quali questo processo non sarebbe stato possibile.
E allora mi rivolgo a ciascuno di loro, a ciascuno di voi, con tutta la sincerità che merita il rapporto tra compagni. Io voglio dirvi che noi abbiamo soltanto una possibilità per fare di questo nostro processo uno strumento utile, e cioè per radicare la nostra unità nel futuro della nostra generazione: dobbiamo volare alto, guardare oltre i nostri limiti, le nostre imperfezioni, la nostra inadeguatezza. Quante volte – compagne e compagni – siamo costretti a dividerci e a scontrarci per motivi sterili, che ci vengono imposti dalle rispettive appartenenze, dai rispettivi schieramenti? Quante volte ci dividiamo perché non siamo in grado di ascoltare, di approfondire, di scavare in profondità le parole? Quante volte ci dividiamo per pigrizia? E quante volte queste divisioni ci rendono sterili, inadeguati, inefficaci, impotenti e quindi frustrano il nostro bisogno e la nostra voglia di cambiare il mondo, frustrando a cascata le nostre lotte? Io vi propongo – ed è questo il senso profondo di Alternativa Ribelle – di rimanere uniti, di metterci insieme, di superare ogni divisione, provando a costruire insieme una visione del mondo comune, un sistema di valori comune, un programma di lotta comune, una identità comune. Per farlo dobbiamo, come dicevo, volare alto e dobbiamo osare, riprendendo in pugno le parole della nostra storia e inventandone di nuove, quando ci accorgiamo che quello che siamo stati non è più sufficiente per descrivere quello che vogliamo essere. Io lo dico così: dobbiamo costruire una critica organica al sistema di produzione e riproduzione capitalistico, che definisce le forme del nostro lavoro, della nostra vita e del nostro sfruttamento. Che aliena i nostri rapporti, ci inaridisce, ci rende sempre più schiavi e sempre più egoisti. E di contro tornare a parlare di socialismo, di comunismo, di autogestione, di autogoverno, di un sistema economico fondato sulla proprietà collettiva dei mezzi di produzione. La crisi del capitalismo è radicale, radicale deve essere la nostra alternativa. Dobbiamo sottoporre a critica le politiche del governo (di questo governo, di quelli che ci sono stati prima e di quelli che verranno), che hanno privatizzato l’istruzione e la cultura, svilito il lavoro, attaccato i diritti, imposto un modello di società e di civiltà chiusa, razzista, élitaria, autistica, omofoba, intollerante. E che hanno fatto le guerre, la cosa più schifosa che un governo e gli uomini possano fare. Lo hanno fatto bombardando le fabbriche di Belgrado, i ponti della Jugoslavia, e poi in Afghanistan, in Iraq, ora in Libia mettendo al lavoro tutta la vergognosa ipocrisia di cui sono capaci, chiamando la barbarie guerre umanitarie, i missili bombe intelligenti e il colonialismo e l’imperialismo di rapina esportazione della democrazia. Noi nasciamo, viviamo, per dire che esiste e può esistere un mondo diverso, una società incompatibile con questi orrori. E che questo mondo può nascere soltanto se si riporta al centro di questo nostro triste presente il futuro, e cioè le generazioni future, la nostra generazione. Soffia un vento di rivolta nel mondo: nel Medio Oriente, nel mondo arabo, nel Nord Africa ma anche nel cuore dell’Europa capitalistica, dalla Grecia alle meravigliose piazze degli indignados di Madrid, Barcellona, Granada, Malaga e di tutta la Spagna. È una rivolta del futuro contro il passato, della libertà contro la dittatura del capitale, della vera democrazia contro la falsa democrazia, dell’eguaglianza e del diritto contro il privilegio. Ed è un vento di rivolta e di rinnovamento che è soffiato anche qui in Italia pochi giorni fa con le vittorie di Giuliano Pisapia a Milano, di Massimo Zedda a Cagliari, di Luigi De Magistris a Napoli. Segno non solo che la destra si può battere e che il berlusconismo è al capolinea, ma che possono vincere davvero il cambiamento, la discontinuità, il rinnovamento, la speranza di una politica nuova e pulita, pure a livello antropologico, pure a livello estetico. Noi siamo parte integrante di questo cambiamento. Noi siamo Puerta del Sol a Madrid, noi siamo l’Egitto, noi siamo la Tunisia, noi siamo la Grecia e noi siamo, non dimentichiamocelo mai, l’America Latina che rialza la testa dopo decenni e secoli di sfruttamento e siamo Cuba che la testa continua a tenerla alta, siamo l’Alternativa Ribelle come la Gioventù Comunista cubana, che ci insegna tutti i giorni cos’è la dignità, cos’è la lotta, cos’è il socialismo. Proviamo a volare alto e a capire dove dobbiamo andare, quale strada dobbiamo percorrere, tutti insieme. Il nostro primo obiettivo deve essere navigare senza paura nel mare aperto delle lotte, del conflitto sociale, della aule e delle fabbriche, delle piazze e delle strade di ogni città. Uscire dai nostri recinti, dai nostri fortini e navigare senza paura nel mare aperto della sinistra, con la convinzione che l’obiettivo centrale è conquistare egemonicamente il consenso della maggioranza della nostra generazione attraverso un atteggiamento non minoritario, non ideologico, non settario, non residuale. Parlando la lingua della nostra generazione, parlando la lingua della poesia, dell’arte, della musica ma al contempo la lingua dei quartieri popolari, del disagio, della sofferenza. Navigare in mare aperto abbandonando ogni atteggiamento burocratico, senza più liturgie e senza più totem. Sapendo che il nostro orizzonte è costruire per la prima volta nella storia del nostro Paese una sinistra di popolo, di massa, che muova dall’urgenza di cambiare il mondo e agisca con intransigenza e rigore ma al contempo con la massima apertura mentale e la massima capacità critica, con la capacità di essere diversi ma non estranei, Paese nel Paese, cellula della società futura. E non dismettendo, nemmeno per allusione, nemmeno per sbaglio o per scherzo, tutta la responsabilità e l’onore della nostra meravigliosa storia. Noi, compagne e compagni, siamo comuniste e comunisti e non ci vergogneremo mai di esserlo, non abiureremo mai, non tradiremo mai. Siamo orgogliosi di essere i figli e i nipoti delle vicende più belle della nostra Storia. Di Antonio Gramsci, di Eugenio Curiel, di Palmiro Togliatti, di Enrico Berlinguer. Dei tanti giovani condannati a morte della Resistenza italiana, dei tanti operai comunisti caduti sotto il piombo della polizia di Stato o dei sicari dei padroni e dei fascisti, come Valerio Verbano e tanti altri ragazzi che se fossero ancora vivi sarebbero qui con noi, compresi quelli, come Peppino Impastato, che sono stati ammazzati dalla mafia e perché credevano in un mondo più giusto. Siamo comunisti, non siamo altro, e per questo diamo vita oggi, con Alternativa Ribelle, ad un nuovo soggetto politico nel quale finalmente i Giovani Comunisti e la Fgci lavoreranno spalla a spalla insieme, senza più distinzioni, senza più divisioni, senza più steccati. Ci sono ancora resistenze e freni a mano, ma non me ne curo. Ci sono ancora dubbi, ma non me ne curo. Oggi non sono importanti. Oggi portiamo a casa questo grandissimo risultato, questo nuovo strumento che starà soltanto a noi – in ogni territorio, in ogni realtà – sapere utilizzare nel modo più giusto, mettendolo al servizio del movimento studentesco, dei lavoratori, dei migranti, delle donne, delle lotte dei nostri compagni e delle nostre compagne. Con una forza ancora più grande, con un entusiasmo ancora più grande. Con una dedizione e una passione ancora più grandi, con una intransigenza ancora più grande. Ma soprattutto con immensa, infinita tenerezza, che è la virtù più bella dei rivoluzionari.

mercoledì 1 giugno 2011

Caro Grillo, hai perso un'occasione per tacere!

Caro Grillo, hai perso un'occasione per tacere!



di Claudio Grassi (Liberazione del 1 giugno 2011) 

Il Paese sta voltando davvero pagina. I risultati dei ballottaggi assumono un significato politico di straordinaria importanza. Perde Berlusconi in casa propria, nella capitale del blocco di potere della destra italiana. Perde il centrodestra a Napoli, e con Lettieri perdono i poteri forti, le cricche, il malaffare. Perde il Pdl a Cagliari, Trieste, Novara. Perde la Lega in tutto il Nord, capovolgendo un trend che fino a pochi mesi fa sembrava inarrestabile. Cadono roccaforti, crollano le certezze del sistema berlusconiano. 

E vincono, in questa nuova primavera italiana, i candidati della sinistra, volti puliti che incarnano nei loro programmi radicali, così come nei loro modi gentili, il cambiamento, la speranza, la rottura con il paradigma stesso della vecchia politica, consociativa, clientelare, arraffona. La sveglia suonata due settimane fa ha suonato questa volta ancora più forte, configurando una misura della sconfitta berlusconiana oggettivamente inaspettabile, straordinaria. 
Milano liberata!

Se tutto ciò aprirà formalmente la crisi del governo è da verificare, è possibile ma per nulla certo, perché le risorse (in primo luogo economiche) di Berlusconi sono eccezionali. Tuttavia il dato irreversibilmente acquisito è che la destra italiana è entrata in una crisi verticale di consenso, di appeal, di omogeneità, di organicità. 

Di contro, dicevamo, c’è una nuova Italia che ha ripreso in mano il proprio destino, trascinando alla vittoria Pisapia, De Magistris, Zedda e tutti gli altri. Possiamo dire che la vittoria elettorale della sinistra è stata lo strumento che il risveglio dei movimenti di questi mesi ha trovato per fare sentire la sua voce e il suo impeto. La campagna referendaria per l’acqua pubblica, il protagonismo della Fiom, la forza straordinaria della Cgil, il movimento delle donne, gli studenti e i giovani precari: ognuno di questi soggetti si è trasformato in un tassello decisivo per la vittoria. Creando un clima sociale e politico di opposizione e alternativa e partecipando concretamente alle campagne elettorali. 

Se c’è un dato politico che queste elezioni ci consegnano è la smentita della tesi sulla quale le classi dirigenti dei partiti del centro-sinistra hanno costruito negli ultimi vent’anni il loro profilo strategico: l’idea che si vince al centro, inseguendo i moderati e esaltando la compatibilità con il sistema a discapito della radicalità, della discontinuità e dell’alternatività. Come si diceva, la biografia culturale e politica dei nuovi sindaci di Napoli, Cagliari e Milano, così come il loro programma, dicono esattamente il contrario. 

Dovrebbe farsene una ragione – lo diciamo per inciso - Beppe Grillo, che ha perso un’altra occasione per tacere. Ha insultato, con la consueta volgarità, Giuliano Pisapia («Pisapippa») e tutti noi, non riconoscendo che quello che oggi è in campo è un progetto di cambiamento della società italiana che passa per il coinvolgimento e la partecipazione, e non per la demagogia e la delega al guru, che passa per la politica (la riscoperta della politica vera, quella che dà e restituisce passione) e non per la vittoria della frustrazione dell’antipolitica. 

Dentro questa vittoria il ruolo della Federazione della Sinistra è stato importante. Nonostante l’oscuramento, che prosegue anche dopo i ballottaggi (nessuna televisione ha ricordato che a Napoli la Fds ottiene sei consiglieri comunali, per fare solo un esempio), abbiamo dato un contributo importante, a partire proprio dalle realtà (come Milano, Napoli e Cagliari) nelle quali il profilo complessivo della coalizione è stato chiaro, univoco e marcatamente di sinistra. 

Ma non possiamo fermarci, perché questo è il momento giusto per dare l’ultima spallata al governo. In questo clima, il raggiungimento del quorum ai referendum è tutto fuorché impossibile. Ma occorre lavorarci, perché i risultati non arrivano mai da soli. Dobbiamo moltiplicare le energie, le iniziative, la nostra capacità di mobilitazione. 

L’ultimo comitato politico nazionale del partito ha ribadito un indirizzo in sintonia con ciò che si sta concretamente realizzando nel Paese. Unità del centro-sinistra senza rinunciare alla nostra autonomia e al nostro programma; unità della sinistra, per rendere più forti e credibili le nostre lotte e rappresentare i lavoratori, gli studenti, i movimenti straordinari di questi mesi; rafforzamento, dentro la sinistra, del nostro progetto politico, della Federazione e di Rifondazione Comunista. 

Bisogna essere però attenti, e non derogare da questi impegni, da ciò che abbiamo stabilito, non facendo passi indietro e nemmeno fughe in avanti. Il popolo della sinistra e il Paese ci hanno dato fiducia dopo anni di disillusione e di disamoramento. Non dobbiamo più tradirli.



Volevano liquidarci, ora l'unità.



Intervista al segretario di Rifondazione Paolo Ferrero (Liberazione del 1/6/2011)




Festeggiamenti a Cagliari

«La nostra proposta politica si conferma in sintonia con la realtà. Ora lo schema della rincorsa al centro è più difficile». Per Paolo Ferrero, segretario del Prc, la lettura del risultato dei ballottaggi non può prestarsi ad equivoci. A Bersani l'appello è a dare subito seguito alla proposta del fronte democratico per battere la destra. A Vendola e Di Pietro di lavorare con la Federazione per l'unità della sinistra.


Ferrero, chi ha perso queste elezioni?
Certamente Berlusconi, ma anche la Lega. Si è rotto l'asse che li teneva uniti, tanto è vero che la maggioranza va peggio al Nord che al Sud. Hanno pensato che per vincere fosse sufficiente la propaganda della paura, alla Borghezio, su immigrati, rom, islam ecc, ma stavolta non ha funzionato.


Perché no?
Perché Il governo non ha dato una risposta alla crisi e al peggioramento delle condizioni sociali. Un peggioramento che spaventa di più proprio il Nord, compresi quelli che votavano a destra. Quindi si tratta di una sconfitta vera, specie se si tiene conto che la Lega non ha capitalizzato, come pensava di fare, la crisi di consenso di Berlusconi.


Conseguenze sul governo?
Nell'immediato la Lega starà ferma. Una crisi di governo ora non conviene nemmeno a loro: rischierebbero di perdere ancora di più. Contemporaneamente, però, Bossi sta iniziando a differenziarsi per ricostruirsi uno spazio politico. D'altra parte aveva già iniziato dopo la batosta del primo turno. Non mi stupirei se il Carroccio desse indicazione di votare sì ai referendum, se non altro per non stare tra gli eventuali sconfitti. E infatti, lo stesso Bossi ha definito «attraente» il referendum sull'acqua. Insomma, Berlusconi era il perno dell'alleanza. Questo perno è saltato, ma la Lega non ha ancora una carta di ricambio. E lavorerà per creare le condizioni per sganciarsi.


Tra le altre cose, è venuta proprio dal Carroccio la proposta di modificare la legge elettorale.
E' proprio una delle mosse che consentono di creare le condizioni di cui sopra. E anche con la proposta di Casini (un governo senza Berlusconi per fare la riforma) si ottiene lo stesso risultato. La Lega potrebbe accettare: in fondo porterebbe a casa il federalismo e in più la legge elettorale che gli consentirebbe di correre da sola e liberarsi dall'abbraccio ormai mortale con il Cavaliere. Il che, comunque, non vuol dire che farà saltare il governo ora. Lo farà quando ne avrà la convenienza politica.


E, invece, chi ha vinto?
Beh, senza ombra di dubbio vince lo schema centrosinistra più sinistra. E vincono quelle candidature che per storia e profilo si pongono come esterne al sistema bipolare dei partiti (dove ci si insulta, ma poi "pari sono"); cioè, che non sono espressione dell'apparato. De Magistris in questo senso è emblematico, se si considera che ha preso voti a 360 gradi e che è andato al ballottaggio senza alcun accordo con Pd e Sel, marcando così la sua autonomia dal centrosinistra, che a Napoli è fortemente screditato.


Che vuol dire questo?
Che c'è una critica molto forte al sistema politico, quello che genera il litigio ma senza concretezza; che suscita solo tifo calcistico senza che si capisca qual è l'oggetto del contendere; nel quale sai già che i poteri forti sono sempre tutelati.


E che ne facciamo di questa critica?
A livello comunale si aprono due possibilità. Una è quella per la quale tale critica viene sussunta dal sindaco, in una sorta di "ghe pensi mi" di sinistra, correndo dritti dritti verso il populismo. E' la strada che io considero sbagliata. La seconda possibilità sta nel far sì che la rottura dell'universo politico bipolare apra la via all'espressione, al protagonismo di una soggettività sociale. No, dunque, ad una pura e semplice delega al sindaco, ma attivare dal basso forme di protagonismo e aprire così un nuovo spazio politico. Quartieri, movimenti, istanze, autorganizzazione sociale devono diventare interlocutori dialettici e fecondi con l'amministrazione e gli eletti. In questo modo, tra l'altro, si ottiene che la partita si giochi su un nuovo campo di gioco, quello dove non si confrontano solo i poteri forti e la giunta. Che è poi l'occasione per praticare i bilanci partecipati. Non si deve lasciare che queste intelligenze sociali si attivino solo ogni 5 anni. Questa è la vera sfida da raccogliere adesso dove abbiamo vinto.


I rapporti a sinistra adesso sono più facili o più difficili?
Intanto bisogna dire che il risultato è inequivoco: si vince con un aggregato politico fortemente spostato a sinistra e con candidati fortemente di sinistra. E' il contrario dell'idea veltroniana dell'accordo col centro. Per loro, rincorrere quello schema adesso è più difficile. Per noi, invece, è più agevole riproporre lo schema su cui insistiamo da sempre: un'alleanza Pd più sinistra per battere la
destra e unità a sinistra per battere il berlusconismo (che non è solo Berlusconi). I ballottaggi hanno dimostrato che la nostra proposta politica è in sintonia con la realtà e che dunque non siamo né velleitari né estremisti. Unità su campagne sociali, a cominciare dai referendum, che è un'altra partita decisiva: con quella vittoria si può scardinare definitivamente il centrodestra e anche stoppare le mire di Montezemolo e Confindustria. Ma anche unità su campagne quali la redistribuzione del reddito, il no alle grandi opere, le delocalizzazioni, le spese della politica, ecc.


Però, finora, l'unità a sinistra non ha camminato granché.
Si aspettavano che uscissimo cadaveri da questa nuova tornata elettorale e dunque di risolvere il problema semplicemente cancellandoci. Invece siamo più in salute di prima, nonostante un brutale oscuramento. Occorre proporre e riproporre l'unità a sinistra, compresi i gruppi consiliari unitari.


Una proposta a Bersani.
Al leader Pd propongo di fare subito un fronte democratico, lasciando perdere l'inseguimento del centro, e costruire insieme una mobilitazione nel paese per arrivare alle elezioni.


E a Vendola.
Le primarie non bastano: uniamo tutta la sinistra (quella che si ritrova sulle posizioni della Fiom, per intenderci) per costruire la massa critica necessaria a cambiare i programmi. E' necessario pesare di più, perché abbiamo vinto nelle urne, ma giusto qualche settimana fa i lavoratori della Bertone hanno dovuto accettare un ricatto per poter continuare a lavorare. Sono vere entrambe le realtà: la disperazione, la solitudine e la sofferenza sociali e la speranza. Non può bastare solo cambiare un sindaco, ma serve una lotta per raggiungere obiettivi concreti. L'unità a sinistra - a partire dal rilancio della Federazione - è decisiva. Anche per sconfiggere il sentimento d'impotenza. Avanziamo questa proposta da un punto di vista comunista. Perché occorre far crescere una critica di massa alle politiche economiche neoliberiste, sapendo che la Grecia non è lontana; che quando la speculazione avrà finito lì, attaccherà da qualche altra parte; e che i banchieri stanno meglio oggi che nel 2008. La critica al capitalismo e nuove forme di partecipazione democratica dal basso sono ciò che caratterizza la rifondazione comunista. Il referendum sull'acqua parla anche di questo.

Il referendum sul nucleare si farà!

Nucleare, la Cassazione dà il via libera al referendum sul nucleare. Difendiamo i beni comuni, bocciamo il nucleare, mandiamo a casa Berlusconi


La Cassazione si è appena pronunciata. Il referendum sul nucleare si farà. Un altro duro colpo a Berlusconi & C., che le hanno provate tutte per non far esprimere liberamente la gente. Ora il 12 e 13 giugno si vota su tutti e quattro i quesiti referendari: due sull'acqua pubblica, uno sul nucleare, l'altro sul legittimo impedimento. 
La sentenza della Suprema corte è stata accolta con grande entusiasmo dal comitato promotore: "Questa volta le furberie alle spalle degli italiani non passano. La Cassazione censura l'arroganza del governo e riconsegna nelle mani dei cittadini il diritto a decidere sul nucleare e del proprio futuro". La Corte, prosegue la nota, "ha arginato i trucchi e gli ipocriti 'arrivederci' al nucleare e ha ricondotto la questione nell'alveo delle regole istituzionali, contro l'inaccettabile tentato scippo di democrazia".


Nucleare, Ferrero (Prc): Vittoria della democrazia, Cassazione riconsegna il diritto a decidere su referendum


"La Cassazione ha sbarrato la strada all'ennessimo imbroglio del governo. 
La furbata del Centro-destra per impedire il referendum sul nucleare non passa, la Cassazione blocca la furbata di Berlusconi e riconsegna nelle mani dei cittadini italiani il diritto a decidere della propria vita in merito ai rischi delle centrali nucleari. 
Un altro tentativo di spallata alla democrazia fallisce miseramente con una vittoria della partecipazione politica per i tanti comitati che in questi mesi hanno raccolto milioni di firme per i referendum. 
Adesso è necessario un grande sforzo collettivo di tutti per far vincere i Si e sfiduciare dal basso e per sempre Berlusconi". Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista

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